Che cosa sono le agenzie di rating

E come sono diventate così influenti nel determinare la sorte di intere nazioni

Le agenzie di rating sono società private che, al termine di studi e ricerche, forniscono giudizi – rating, appunto – su titoli obbligazionari e imprese. Semplificando, tali giudizi fanno riferimento all’affidabilità degli investimenti: un rating basso corrisponde a un rischio più alto e viceversa. Esistono diverse agenzie di rating e la gran parte di queste si occupano di declassare o promuovere i titoli delle società quotate in borsa. Ce ne sono tre, però, che fanno la stessa cosa con i titoli di Stato. Sono le tre agenzie di rating più grosse e influenti e i loro nomi ci sono familiari: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings. Insieme, vengono definite le Tre Grandi, le Big Three.

Le agenzie di rating sono tra gli attori più influenti dell’economia mondiale. Il recente annuncio di Standard & Poor’s riguardo la possibilità di considerare al pari di una bancarotta un’eventuale ristrutturazione del debito greco ne ha allontanato la possibilità. La decisione di Moody’s di declassare il debito del Portogallo attribuendogli il giudizio più basso, quello comunemente definito “spazzatura”, ha avvicinato un prossimo secondo piano di salvataggio. Di recente sia Standard & Poor’s che Moody’s hanno minacciato di tagliare il rating dei titoli di Stato italiani, agitando la Borsa e i mercati.

Ora, è in qualche modo anomalo che le sorti di alcune importanti economie europee e forse dell’Euro siano appese a tre società private. Già durante gli anni peggiori della crisi economica, racconta David Böcking sullo Spiegel, questo modello era stato molto criticato da analisti e stampa: anche perché le agenzie avevano dato rating alti e affidabili a titoli e prodotti finanziari tutt’altro che solidi, rendendosi in qualche modo corresponsabili dei disastri provocati dal loro collasso. Per non parlare di quanto accadde ai tempi del caso Enron, quando le agenzie di rating considerarono affidabili le azioni dell’azienda fino a quattro giorni prima del crac. Inoltre, in Europa circola da tempo un certo malumore per il fatto che le Big Three non trattino tutti allo stesso modo, dando agli Stati Uniti maggiore fiducia rispetto che a paesi in analoghe condizioni finanziarie.

Queste accuse, per certi versi, lasciano il tempo che trovano. In primo luogo, perché nessuno obbliga nessuno a prendere per oro colato gli studi e i pareri delle agenzie di rating, che si limitano a fare il loro mestiere. In secondo luogo perché l’influenza delle agenzie di rating sui mercati si deve al servizio che offrono, che è globalmente un servizio molto efficace. Le agenzie coprono il 95 per cento del mercato e sono poche, cosa che impedisce che ogni paese si faccia direttamente o indirettamente la propria agenzia di rating, aumentando i livelli di incertezza e imprecisione. Rimane però una situazione anomala e non controllabile, a cui l’Europa sta cercando da tempo un’alternativa. Si è discusso per molto tempo di creare un’agenzia di rating comunitaria: chi la propone insiste sul fatto che per essere efficace debba essere “indipendente”, ma non si capisce come si dovrebbe garantire questa “indipendenza”. L’attuale crisi dell’euro ha dimostrato, scrive lo Spiegel, che persino la Banca Centrale Europea è soggetta agli umori e alle pressioni dei governi.

Le strade allo studio sono due, in questo momento. Una è la creazione di una fondazione, politicamente ed economicamente indipendente dalle istituzioni europee. Il rischio di un progetto del genere è che possa portare semplicemente ad aggiungere a fare diventare le Big Three delle Big Four. La seconda proposta, invece, vuole creare una rete tra agenzie di rating europee già esistenti, coordinandole e basandosi su dati avvalorati da più studi. Nessuna di queste proposte è facilmente percorribile. I dati delle attuali agenzie di rating, infatti, fanno da parametri e punti di riferimento per molti accordi finanziari e direttive europee. Nel breve periodo, conclude lo Spiegel, quello che potrebbe accadere è il progressivo prendere meno sul serio declassamenti e promozioni. Almeno da parte delle istituzioni europee. Qualche mese fa, per esempio, la Banca Centrale Europea sembrava determinata a non accettare bond governativi greci, sconsigliati dalle agenzie di rating. Ora, ha scritto pochi giorni fa il Financial Times, quell’atteggiamento sembra essersi ammorbidito.

foto: Spencer Platt/Getty Images

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