La Lega e i contratti sulle candidature

La procura di Forlì sostiene che la pratica di chiedere ai candidati una dichiarazione notarile anticipata sui contributi che verseranno è illecita (e genera un'evasione fiscale): ma non lo fa solo la Lega

La Procura di Forlì ha disposto mercoledì sera una perquisizione nella sede della Lega Nord di via Bellerio prelevando alcuni documenti dai quali risulterebbero «donazioni» in cambio di un posto nelle liste del partito: secondo l’accusa, dal 2000 in poi (anno in cui questa prassi sarebbe stata introdotta dal Consiglio federale) i candidati della Lega avrebbero acquistato la propria candidatura pagandola 2 mila euro alla prima elezione e 2.400 a quelle successive per tutti i 60 mesi della legislatura.

A parlarne con i magistrati è stata Nadia Dagrada, segretaria amministrativa della Lega Nord, secondo cui di quelle «donazioni» se ne decidevano moltissime. Prima delle elezioni, politiche o europee, il candidato sottoscriveva con il partito l’impegno a versare la somma prevista. L’atto privato diventava pubblico e registrato a elezione avvenuta e nella dichiarazione dei redditi i versamenti mensili degli eletti e del partito comparivano come semplici donazioni:

«Tutti i nostri eletti sono tenuti a versare un contributo al movimento. L’impegno viene formalizzato tramite una scrittura privata ossia un impegno del candidato che usufruisce delle spese elettorali sostenute dalla Lega Nord per la campagna elettorale a rimborsarne almeno una parte al movimento. Dopo l’elezione la scrittura privata viene trasformata in atto pubblico dal notaio e questo per evitare situazioni avvenute nel passato, in cui il candidato fuoriuscito dal movimento dopo l’elezione non voleva effettuare i versamenti come nel caso di Irene Pivetti».

Per i magistrati il meccanismo presenterebbe però alcune irregolarità.  Dal punto di vista fiscale la prassi scrittura privata-atto notarile serviva agli eletti per detrarre dall’imposta lorda il 19 per cento e alla Lega “venditrice” a non pagare alcuna imposta, dal momento che i partiti sono esenti dall’imposta di donazione: la procura di Forlì se ne occupa per in conseguenza dell’inchiesta sul deputato leghista Gianluca Pini. Si tratterebbe inoltre di una donazione nulla, perché il donatore si impegna per un bene si cui non dispone: la carica per la quale si candida.

La questione è delicata: sono diversi i partiti che chiedono impegni simili ai propri candidati (il PD, per esempio). Roberto Calderoli, coordinatore delle Segreterie nazionali della Lega Nord, ha fatto sapere che «La Lega Nord presenterà querela nei confronti di chiunque ha parlato o parlerà di acquisto di candidature: è indegno che si cerchi di sporcare e far passare sotto una luce negativa anche il fatto che i parlamentari, lodevolmente e in maniera volontaria, vogliono aiutare e sostenere il movimento per cui militano e che li ha eletti».

– Luca Sofri: Sul PD e il “listino” per le candidature (2008)

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