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  • giovedì 12 aprile 2012

In Siria è iniziata la tregua

È il primo passo per mettere in pratica il "piano di pace" di Kofi Annan, ma la situazione resta molto tesa

Dalle sei di questa mattina, ora locale (le cinque del mattino in Italia), è entrata in vigore in tutta la Siria una sospensione delle attività militari da parte delle forze armate governative e dei ribelli dell’opposizione. È il primo passo per mettere in atto il piano in sei punti presentato dall’inviato delle Nazioni Unite in Siria Kofi Annan e accettato dalle autorità siriane il 27 marzo scorso, mentre diversi paesi occidentali hanno messo in dubbio la reale volontà del regime siriano di interrompere le violenze.

Il New York Times ha scritto che, nelle prime ore dall’inizio della tregua, la situazione sembra tranquilla in tutto il paese, senza che vengano riportate notizie di scontri armati o di utilizzo dell’artiglieria. Ma la situazione rimane molto tesa, dato che fino alle prime ore di questa mattina, prima dell’inizio della tregua, sono stati riportati spari nella città di Idlib e nei sobborghi di Damasco, mentre ieri, secondo gli attivisti, sono state uccise trenta persone in tutto il paese. La tregua non sembra aver portato, fino a ora, ad alcun ritiro dalle proprie posizioni dei ribelli e dell’esercito governativo.

Ci si attende che il ritiro dei soldati del regime dalle zone in cui ci sono stati i combattimenti più intensi, come Homs, avvenga nei prossimi giorni. L’incertezza è però aumentata sia dai comunicati ufficiali del governo che dalle parole di alcuni esponenti dell’opposizione: il portavoce del ministero degli Esteri siriano ha detto che l’esercito rispetterà la tregua “riservandosi di rispondere proporzionatamente a qualsiasi attacco portato dai gruppi armati di terroristi” (il modo in cui le autorità definiscono i ribelli). L’Esercito Libero Siriano, il nome sotto cui si sono raccolti alcuni gruppi armati ribelli, ha fatto sapere che anch’esso risponderà ad attacchi delle forze governative.

Il regime siriano ha accettato il piano di Kofi Annan, che ha come obiettivo primario la cessazione delle violenze e che non prevede le dimissioni di Assad né alcun netto cambio politico nel governo della Siria. Anche per questo è stato accettato dalla Russia, uno dei maggiori alleati della Siria, che ha esercitato molta pressione sul regime siriano affinché mettesse in pratica il piano. Anche la Cina e l’Iran si sono detti favorevoli alla soluzione proposta da Kofi Annan.

Diversi paesi occidentali, in primo luogo gli Stati Uniti e il Regno Unito, hanno già espresso preoccupazione per le condizioni poste dal governo siriano nell’accettazione del piano (come la possibilità di “risposta” agli attacchi dei “terroristi”), e hanno annunciato che se la tregua dovesse fallire spingeranno sul Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite perché vengano prese altre iniziative contro il regime siriano, probabilmente sanzioni. Già all’inizio di febbraio una risoluzione di condanna del governo siriano era stata bloccata nel Consiglio di Sicurezza per l’opposizione di Cina e Russia.

foto: un’immagine di Damasco, 1 marzo 2012 (ANWAR AMRO/AFP/Getty Images)