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  • lunedì 26 Marzo 2012

La Corte Suprema e la riforma sanitaria di Obama

Lo deciderà la Corte Suprema, che oggi ha cominciato a valutare il caso: la sentenza arriverà probabilmente a giugno, in piena campagna elettorale

Oggi la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cominciato la valutazione uno dei casi più delicati sui quali dovrà esprimersi da molti anni a questa parte. La Corte dovrà decidere se la riforma sanitaria approvata nel marzo del 2010 su impulso dei democratici e del presidente Barack Obama sia anticostituzionale o meno. Le udienze si terranno in tre giorni, ogni giorno per cinque ore e mezza. Il verdetto è atteso per la fine di giugno, in piena campagna elettorale per le presidenziali di novembre.

Che cosa prevede la legge e cosa viene contestato
La riforma sanitaria approvata nel marzo del 2010 è una delle leggi più vaste mai approvate dagli Stati Uniti e modifica la legislazione precedente sotto moltissimi aspetti. L’ampliamento della copertura sanitaria è ottenuto sostanzialmente in tre modi. Primo: costringendo le società assicurative a concedere le loro polizze anche ai cittadini malati o sofferenti di patologie croniche, che prima venivano sistematicamente rifiutati. Secondo: garantendo sgravi fiscali e sussidi a un numero di cittadini americani molto più largo rispetto al passato, per permettere di acquistare una polizza anche alle persone con i redditi più bassi. Terzo, alla luce di quanto sopra, stabilendo per legge l’obbligo per ogni cittadino americano di contrarre un’assicurazione sanitaria entro il 2014, anno in cui il Patient Protection and Affordable Care Act dovrebbe entrare definitivamente in vigore. È proprio quest’ultimo punto che viene contestato dai repubblicani, da molti cittadini e da 26 stati americani su 50. Secondo loro l’obbligo di acquistare l’assicurazione sanitaria, cioè il cosiddetto individual mandate, costituisce una violazione della libertà dei cittadini prevista dalla Costituzione. Inoltre, secondo loro lo Stato centrale non può imporre una multa, come quella prevista dalla legge, qualora un cittadino non sottoscriva un’assicurazione.

Un altro punto molto controverso su cui dovrà esprimersi la Corte Suprema è la possibilità stessa di fare il ricorso. Secondo una legge del 1867, infatti, un cittadino o un’istituzione statunitense non può fare ricorso contro una “tassa” decisa dal governo finché non l’ha pagata. Solo a quel punto, allora, può fare causa e chiedere il rimborso. L’amministrazione Obama ha detto pubblicamente che qualora un cittadino non sottoscriva l’assicurazione dovrà pagare una “multa” e non una “tassa”. Tuttavia, la “multa” per chi non paga l’assicurazione, secondo la legge del 2010, verrà conteggiata nella dichiarazione dei redditi del cittadino inadempiente e dunque verrà riscossa dall’Agenzia delle Entrate americana. Come le tasse.

Che cosa può succedere
La Corte Suprema degli Stati Uniti è composta da 9 giudici. Quattro di loro, Ruth Bader Ginsburg, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan, voteranno, a meno di clamorose sorprese, a favore della riforma sanitaria così com’è, visti i loro curricula e le posizioni che hanno preso in passato. Gli altri cinque giudici, John Roberts, Antonin Scalia, Anthony Kennedy, Clarence Thomas e Samuel Alito, hanno orientamento conservatore e dunque chi si oppone alla riforma sanitaria si affida a loro per vincere la causa. Per il momento l’unico giudice il cui no è dato per probabile è John Roberts, considerate le sue posizioni in passato. Gli altri quattro sembrano essere ancora indecisi. Anthony Kennedy sembra quello più “volubile”, in quanto sue dichiarazioni passate vengono citate da ambo le parti in causa a proprio favore.

La Corte Suprema potrebbe rigettare i ricorsi e approvare la legge, considerandola conforme alla Costituzione, oppure bocciarla con una sentenza analoga a quella che un giudice federale della Florida ha emesso il 31 gennaio 2011. Oppure la Corte potrebbe considerare incostituzionale soltanto l’individual mandate, cioè la parte della legge che richiede agli americani la sottoscrizione di una polizza, e in tal caso la legge dovrà essere modificata dal Congresso.

foto: BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images