La Grecia trova l’accordo sul debito

Oltre l'80 per cento dei creditori privati ha accettato il deprezzamento dei propri titoli: che cosa vuol dire e che cosa cambia adesso

Oltre l’80 per cento dei creditori privati della Grecia ha accettato di scambiare i suoi titoli con dei nuovi titoli dal valore nominale più che dimezzato, permettendo così al paese in grande difficoltà di ristrutturare parte del suo debito e accedere al secondo prestito internazionale garantito da Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Il governo greco ha detto che alcune clausole automatiche imporranno l’accordo anche a parte di coloro che non lo hanno ufficialmente accettato, portando l’adesione totale al 96 per cento. Perché il prestito venisse erogato serviva un’adesione di almeno il 75 per cento dei creditori.

Si prevede che l’accordo dia respiro per un po’ ai rendimenti sui titoli greci e abbia effetti positivi anche sulle altre economie europee in difficoltà, a cominciare da quella italiana. Alla luce del nuovo accordo, il debito greco verso i privati si ridurrà a poco meno di 100 miliardi di euro, contribuendo così a portare il rapporto tra debito a PIL entro il 2020 dal 160 per cento al 120,5 per cento.

“A nome della repubblica, voglio esprimere il mio apprezzamento a tutti i nostri creditori che hanno sostenuto il nostro ambizioso programma di riforma e aggiustamento, e che hanno deciso di condividere i sacrifici del popolo greco”, ha detto il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos. “La Grecia continuerà a implementare le misure necessarie a ottenere i suoi obiettivi e approvare le riforme strutturali per cui è impegnata, così da rimettersi su un percorso di crescita sostenibile”. Sia il governo greco che il commissario europeo Olli Rehn nei giorni scorsi avevano insistito sul fatto che questa per i creditori fosse la miglior scelta possibile: l’alternativa al deprezzamento dei titoli era il default, che avrebbe comportato la perdita di una fetta ben più grande del proprio investimento.

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foto: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images