I “superdollari” della Corea del Nord

Time racconta la storia delle banconote false prodotte in Corea del Nord, che sono praticamente uguali a quelle vere

Tra i dubbi che affliggono gli Stati Uniti ora che Kim Jong-un ha preso il posto del padre alla guida della Corea del Nord c’è anche quello che il nuovo capo di stato possa investire ancor più risorse in un’attività poco nota del regime: la produzione di dollari contraffatti. I “superdollari”, così vengono chiamati dai servizi segreti degli Stati Uniti, sono banconote da 100 e da 50 dollari tanto perfette da essere indistinguibili dai dollari originali anche secondo gli agenti anticontraffazione. L’unico difetto che hanno è il fatto di non essere prodotti dalla Federal Reserve americana, che è anche l’unica struttura al mondo in possesso dei macchinari per distinguere queste banconote dalle originali.

David Wolman, autore del libro The End of Money e giornalista di Wired, ha pubblicato ieri su Time un articolo sui superdollari. Gran parte dei falsari produce copie di pessima qualità, utilizzando stampanti per il computer. Il regime nordcoreano, invece, sembra possedere una o più stampanti a incisione dello stesso tipo di quelle in uso dal Bureau of Engraving and Printing statunitense che stampa le banconote. Secondo la versione più accreditata, questo tipo di stampanti sarebbe arrivato in Corea del Nord dalla Germania Est nel 1989, poco prima della caduta del muro di Berlino, proveniente da una fabbrica clandestina di passaporti falsi e altri documenti segreti. Anche la carta è molto simile (carta per modo di dire: si tratta di una miscela di lino al 25 per cento e di cotone per il restante 75 per cento), mentre l’inchiostro proviene dalla stessa società svizzera che rifornisce il governo americano.

I primi “superdollari” vennero trovati in circolazione circa dieci anni fa. Alla fine del dicembre 2011, la corte suprema irlandese ha rifiutato la richiesta di estradizione negli Stati Uniti per Sean Garland, 77 anni, ex presidente del Partito dei Lavoratori e membro dell’IRA, che era accusato di essere coinvolto nella contraffazione delle banconote.

La loro produzione è in linea con l’antiamericanismo del regime nordcoreano e può far parte di una strategia di guerra economico-finanziaria che punta all’indebolimento del nemico cominciando dalla sua moneta. Più o meno – scrive Wolman – la stessa strategia seguita dagli inglesi durante la guerra contro le colonie americane, da Napoleone durante l’avanzata verso Mosca, o dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, quando facevano produrre nel campo di concentramento di Sachsenhausen dollari e sterline false (l’Operazione Bernhard, su cui venne girato il film Il falsario nel 2007).

Ma più che la volontà di combattere il nemico americano colpendo le sue fondamenta economiche, dietro la febbrile attività di falsificazione dei nord coreani ci sarebbe più realisticamente la volontà di fare soldi per cercare di uscire dalla crisi economica in cui si trova il paese dopo i 17 anni di regime di Kim Jong-il. Secondo le stime citate da Wolman, la Corea del Nord crea ogni anno almeno 15-25 milioni di dollari grazie ai “superdollari”: pochissimo rispetto ai circa mille miliardi di dollari che sono in circolazione nel mondo, ma una cifra rilevante in un paese economicamente disastrato e con una moneta praticamente senza valore, il won.

Foto: Photo by Chung Sung-Jun/Getty Images