La Grecia taglierà 15.000 dipendenti pubblici

Servono però altri interventi per ottenere il prestito internazionale, e oggi c'è l'ennesimo sciopero generale

Nonostante l’ultimatum fissato per ieri a mezzogiorno da Angela Merkel, sono state rimandate a oggi le trattative tra il governo greco e la cosiddetta troika – Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale – per la concessione alla Grecia del secondo prestito internazionale da 130 miliardi di euro.

La situazione sembra ancora molto incerta. Ieri il ministro per le riforme del settore pubblico, Dimitris Reppas, ha annunciato formalmente un ulteriore taglio di 15mila dipendenti pubblici (che insieme al taglio dei salari del 20 per cento era una delle resistenze più forti dei partiti greci). Il settore pubblico greco ha dimensioni enorme e ha assunto 25.000 persone tra il 2010 e il 2011, quando la situazione economica del paese era già disastrosa. UE, BCE e FMI chiedono anche l’abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime nel settore privato, una riforma che vada a toccare le pensioni complementari e nuovi tagli alla spesa pari all’1,5 per cento del PIL nel 2012 (per oltre due miliardi di euro).

Il raggiungimento dell’accordo tra troika e Grecia è fondamentale affinché quest’ultima possa evitare il fallimento. Anche l’accordo con le banche e i creditori privati, spesso dato per vicino, non è stato ancora raggiunto. Se non si troverà un accordo con le banche entro il 13 febbraio e se l’Europa non concederà il secondo bailout da 130 miliardi, per la Grecia sarà impossibile pagare i creditori il 20 marzo, quando il governo dovrà affrontare la scadenza di 14,4 miliardi di euro di titoli di Stato. Per rispettare questi pagamenti cruciali, il Financial Times scrive che come ultima possibilità ci sarebbe quella di dividere in più parti il piano di aiuti alla Grecia, in modo da affrontare le scadenze più urgenti e condizionare il resto del bailout all’approvazione delle riforme che l’Europa chiede da tempo.

Oggi si riuniranno nuovamente il premier Lucas Papademos e i tre esponenti dell’attuale coalizione di maggioranza, George Papandreou (partito socialista), Antonis Samaras (Nuova Democrazia, centrodestra) e Georges Karatzaferis (estrema destra), ed è previsto uno sciopero generale di 24 ore ad Atene, indetto dai sindacati per protestare contro le misure di austerità. Karatzaferis ieri aveva parlato di una possibile “rivoluzione popolare” in caso di nuovi tagli.

nella foto, da sinistra: Georges Karatzaferis, Antonis Samaras, Lucas Papademos e George Papandreou (AP/Kostas Tsironis)

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