Perché la Germania non risarcirà gli italiani per le stragi naziste

Che cosa ha stabilito la Corte internazionale dell'Aja sul ricorso tedesco presentato contro le richieste italiane sui fatti della Seconda guerra mondiale

di Giulia Siviero

September 1937: Italian fascist dictator Benito Mussolini (1883 - 1945) and Adolf Hitler (1889 - 1945), the leader of Nazi Germany, in Munich. (Photo by Fox Photos/Getty Images)
September 1937: Italian fascist dictator Benito Mussolini (1883 - 1945) and Adolf Hitler (1889 - 1945), the leader of Nazi Germany, in Munich. (Photo by Fox Photos/Getty Images)

La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite fondato nel 1945, ha accolto ieri tutti i punti del ricorso presentato dalla Germania contro l’Italia in materia di risarcimento alle vittime di crimini nazisti. La Germania accusava l’Italia e il suo sistema giudiziario di aver violato il diritto internazionale e di non aver rispettato l’obbligo di immunità riconosciuto «a uno stato sovrano». Con la sentenza (la cui lettura è durata 80 minuti) la Germania ha quindi ottenuto il blocco dei risarcimenti per gli italiani deportati o per le vittime delle stragi naziste perpetrate durante l’occupazione dal 1943 al 1945.

La Corte dell’Aja ha inoltre concordato con la Germania di «ordinare all’Italia di prendere tutte le misure necessarie affinché le decisioni della giustizia italiana che contravvengono alla sua immunità siano prive d’effetto e che i suoi tribunali non pronunzino più sentenze su simili casi».

Il precedente
Nel ricorso presentato dalla Germania nel dicembre 2008 al tribunale internazionale si faceva riferimento a una sentenza del 21 ottobre 2008 della Corte di Cassazione. La Cassazione aveva confermato (respingendo all’epoca il ricorso tedesco contro la sentenza della Corte d’Appello del Tribunale Militare di Roma) l’obbligo di pagamento, da parte di Berlino, di un risarcimento di 3mila euro ai familiari delle vittime della strage nazista compiuta il 29 giugno 1944 in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio in cui vennero uccise 203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini.

La Cassazione aveva inoltre confermato una decisione della Corte d’Appello di Firenze che, a sua volta, aveva riconosciuto una sentenza greca di condanna della Germania per i massacri compiuti durante la Seconda guerra mondiale nel villaggio di Distomo. Le corti greche non avevano concesso l’esecuzione della sentenza nel loro paese perciò era stata chiesta l’esecuzione in Italia. La Cassazione aveva anche riconosciuto il diritto dei sopravvissuti greci della strage a rivalersi su beni tedeschi in Italia. A garanzia, era stata decisa un’ipoteca giudiziaria sugli edifici del centro studi di Villa Vigoni, proprietà del governo tedesco sul lago di Como.

Queste sentenze della Cassazione costituivano un precedente storico che stabiliva, per la prima volta, il diritto di risarcimento nell’ambito di un procedimento penale per le vittime delle stragi naziste. E non solo la Germania rischiava di essere citata in giudizio in Italia per i crimini commessi nel nostro paese, ma anche di dover rispondere alle sentenze di condanna pronunciate in altri paesi e di cui in Italia veniva chiesta l’esecuzione.

Prima del 2008 c’erano state solo delle sentenze nelle cause civili. La prima risale al 2004: la Corte di Cassazione aveva dato ragione a Luigi Ferrini (deportato nel 1944 a 17 anni e rinchiuso nel lager di Kahla in Turingia). L’immunità dello stato tedesco dalla giurisdizione italiana non sussisteva in caso di gravi crimini di guerra e crimini contro l’umanità, come la schiavitù.

Il decreto legge numero 63 del 2010
L’allora ministro degli esteri Franco Frattini, in un’intervista del 20 giugno 2008 al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, aveva definito come «pericolosa» la decisione della Suprema Corte di Cassazione di impedire alla Germania di appellarsi alla sua immunità, aggiungendo: «Queste persone hanno sofferto, ma dargli ora 3000 euro non è quello di cui hanno bisogno. Penso che un gesto simbolico sia importante. Magari un memoriale eretto congiuntamente da Italia e Germania o un museo della memoria».

Il 28 aprile 2010 venne emanato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, del Ministro degli affari esteri Franco Frattini e del Ministro della giustizia Angelino Alfano) il decreto legge n. 63 recante “Disposizioni urgenti in tema di immunità di Stati esteri dalla giurisdizione italiana e di elezioni degli organismi rappresentativi degli italiani all’estero”. Nel decreto si legge:

Nel generale problema determinato dalle numerose azioni nei confronti di Stati esteri e di organismi internazionali che comportano tensioni nelle relazioni internazionali, si rende necessario disciplinare con urgenza la fattispecie tipica di titoli esecutivi e cautelari nei confronti degli Stati esteri e delle organizzazioni internazionali, in pendenza di azioni proposte presso la Corte internazionale di giustizia, dirette ad accertare l’immunità dalla giurisdizione italiana, in conformità alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute o ad appositi trattati internazionali.

Le obiezioni della Germania
Da parte della Germania, nell’ambito del ricorso al tribunale internazionale, venivano presentate tre obiezioni principali: il principio dell’immunità degli stati esteri dalla giurisdizione (uno stato non può essere chiamato in giudizio nel tribunale di un altro stato per le attività che rientrano nella sua sfera sovrana, come le attività belliche); il Trattato di Pace del 1947 (l’Italia avrebbe rinunciato a tutte le domande di risarcimento contro la Germania pendenti alla data dell’8 maggio 1945); l’accordo italo-tedesco del 2 giugno 1961 che dichiara risolte tutte le rivendicazioni per danni occorsi durante la Seconda guerra mondiale pendenti a tale data.