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  • lunedì 30 Gennaio 2012

Twitter e la censura

La nuova politica sulla rimozione dei tweet fa molto discutere: per alcuni è preoccupante e poco chiara, per altri è una buona notizia e un passo avanti

Pochi giorni fa Twitter ha annunciato una svolta importante nel funzionamento del social network e nei suoi rapporti con gli utenti e con i governi mondiali. La società, infatti, ha ammesso la possibilità che in futuro alcuni contenuti possano essere censurati. Il social network ha detto che potrà oscurare in maniera selettiva i tweet e solo in alcuni paesi, in presenza di una “valida richiesta” da parte di un’autorità. Il messaggio sarà quindi leggibile in tutto il mondo, tranne in quei paesi dove un certo contenuto costituisce un illecito. In pratica, se Pablo dal Venezuela scrive un tweet che inneggia al nazismo, il suo messaggio sarà oscurato in quei paesi che ne faranno richiesta dove è vietato dalla legge scrivere cose pro-nazi come la Germania e la Francia.

La decisione ha generato molte discussioni e polemiche online, sfociate persino in una specie di sciopero degli utenti (pochi), e tutt’ora si discute su quanto questa politica possa incidere nel ruolo che Twitter è in grado di giocare durante movimenti di protesta e rivolte popolari, come lungo tutto il 2011. Chi oggi difende Twitter fa notare che il cambiamento è positivo: fino a questo momento, infatti, a fronte di una richiesta delle autorità l’unica cosa che Twitter poteva fare era rimuovere il messaggio su scala globale, rendendolo non più leggibile a tutti gli iscritti al social network. Se un tweet viola una norma in Argentina o in Iraq, insomma, diventa irraggiungibile in tutto il mondo. La nuova policy consente invece di limitare la pubblicazione dei contenuti in particolari aree geografiche, indicandole in modo trasparente – tutti sapranno se e quando un certo tweet è stato censurato per motivi legali – e permettendo alcuni facili aggiramenti: basta cambiare la nazionalità sul proprio profilo Twitter, per esempio, per sfuggire alla censura nel proprio paese.

L’egiziana Nancy Messieh su TheNextWeb spiega che Twitter ha trovato un compromesso tra la salvaguardia legale dell’azienda e la capacità di garantire libertà di espressione ai propri utenti. Senza questa politica, infatti, le autorità di un paese che reprime la libertà di espressione non avrebbero avuto altra scelta che oscurare del tutto l’intera piattaforma: ora possono chiedere la rimozione di un singolo tweet, comunque aggirabile. “Non è Twitter che censura i tuoi tweet, sono i governi”. Google si comporta già allo stesso modo, e diffonde in modo trasparente i casi in cui ha acconsentito alle richieste delle autorità e i casi in cui le ha respinte. La nuova politica renderebbe quindi più complicato e meno efficace censurare i tweet rispetto al passato.

Al di là delle preoccupazioni più superficiali e irrazionali, circolano però obiezioni sensate alla nuova policy di Twitter. Una lettera di Reporter Senza Frontiere sostiene che Twitter abbia usato parole troppo vaghe per definire i casi in cui censurerà i tweet, senza chiarire se per agire servirà la decisione di un giudice o una denuncia o una semplice telefonata da un funzionario governativo. Non è chiaro nemmeno se la censura sarà preventiva o successiva alla pubblicazione dei tweet che contengono una determinata parola considerata illegale, e nemmeno se e in quali casi la società deciderà di passare dalla censura dei singoli tweet al blocco di interi profili.

Anche Uri Friedman su Foreign Policy fa delle critiche sensate, dicendo che Twitter fino a questo momento non ha spiegato bene come funzionerà l’intero processo e che questa cattiva gestione dell’episodio rischia di compromettere l’immagine del social network e la fiducia degli utenti nei suoi confronti. “Twitter si è reso così vulnerabile da tutta una serie di teorie del complotto riguardo quali tweet saranno rimossi e quali no, e per conto di chi, e per quali ragioni: che succede se scoppiano delle rivolte in Arabia Saudita? I critici non mancheranno di notare che il principe saudita AlWaleed bin Talal lbin Abdulaziz possiede una piccola parte della società. E che succede se il Regno Unito chiede a Twitter di rimuovere alcuni tweet durante una rivolta come quelle della scorsa estate? Che succede se qualcuno pubblica un tweet offensivo contro Ataturk, il fondatore della repubblica turca, compiendo un reato in Turchia?”.