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  • lunedì 26 Dicembre 2011

A che punto è la Libia

Il nuovo governo di transizione prova a disarmare le milizie, che fanno resistenza, e a ottenere credibilità e sostegno nel paese

Il ministro della difesa del governo temporaneo libico ha annunciato che a partire da gennaio migliaia di ex combattenti nella guerra contro il regime di Gheddafi saranno integrati nel nuovo esercito regolare del paese.

Le milizie dei ribelli sono estremamente divise in base all’appartenenza ai diversi clan e alla provenienza territoriale. Durante il conflitto che ha portato alla caduta di Gheddafi si sono anche pesantemente armate nei depositi militari delle forze armate governative, man mano che questi venivano conquistati, e nelle ultime settimane si sono scontrate tra loro in lotte territoriali per il controllo di punti strategici e vie d’accesso a Tripoli e in altre parti della Libia. Uno degli scontri più rilevanti delle ultime settimane è successo questo mese all’aeroporto di Tripoli, quando uomini armati su veicoli con le insegne del nuovo esercito nazionale hanno provato a prendere il controllo dell’aeroporto da un’unità di miliziani di Zintan (una cittadina sulle montagne del Nefusa a poca distanza dalla capitale).

La questione delle milizie è uno dei problemi più importanti e urgenti che deve affrontare il governo di transizione, che al suo stesso interno riflette molte delle divisioni tra i gruppi armati. La mancanza di una forza di polizia e di un esercito funzionante e sotto il controllo del governo temporaneo ha contribuito a lasciare campo libero ai gruppi armati. Il Consiglio Nazionale di Transizione, il governo temporaneo che è stato riconosciuto internazionalmente già durante il conflitto contro Gheddafi, aveva posto alle milizie il limite temporale di questa settimana per ritirarsi dalla capitale Tripoli, ma i comandanti rivali restano in controllo di diversi punti chiave della città.

Il ministro della difesa e il ministro dell’interno del governo di transizione hanno annunciato che la strategia sarà quella di integrare migliaia di miliziani nel nuovo esercito regolare. Il ministro dell’interno, Abd al-All, ha aggiunto che i ribelli potranno anche fare domanda per posti di lavoro come civili nel suo ministero e in altri posti governativi. Il ministro della difesa, Osama al-Juwali, ha detto che sarà avviato anche un programma di addestramento per permettere ai ribelli di occupare i posti di più alto grado nell’esercito, un processo che durerà per diversi mesi e che dovrebbe servirsi anche della collaborazione con altri paesi stranieri. Al Jazeera aggiunge che Gheddafi preferiva non fare affidamento sull’esercito regolare, ma utilizzare forze di sicurezza autonome e guidate spesso da parenti o stretti collaboratori.

La situazione in Libia
Gli Stati Uniti hanno interrotto da pochi giorni le sanzioni contro la Banca centrale libica, permettendo al governo del CNT di avere accesso a una grande quantità di fondi fino ad ora inaccessibili. Parte di questi fondi saranno probabilmente utilizzati per dare ai comandanti ribelli posti governativi.

Il ministro della difesa del governo di transizione dice che i rivoluzionari gli “chiedono ogni giorno” di poter deporre le armi e le munizioni, e che questa operazione è limitata solo dalla momentanea assenza di strutture in cui immagazzinare le armi. È probabile che gli annunci ottimisti sulla volontà dei miliziani di tornare alla vita civile siano almeno in parte esagerati, dato che un primo accordo per abbandonare le armi è già fallito agli inizi di novembre, con alcuni capi che hanno dichiarato di voler mantenere la propria autonomia e di assumere il ruolo di “guardiani della rivoluzione”.

Le milizie sembrano ora voler provare a assumere un ruolo di pressione e di influenza politica sul debole governo del CNT: lo stesso ministro della difesa è l’ex comandante della milizia locale che teneva prigioniero (e tiene tuttora, a Zintan) il figlio di Gheddafi, Saif al-Islam, e che è stato nominato al posto di governo dal primo ministro Abdel Rahim el-Keeb il 22 novembre scorso cedendo alle pressioni del gruppo armato. Nel frattempo, in molte città libiche, da Bengasi a Misurata alla stessa Tripoli, ci sono state molte manifestazioni nelle ultime settimane contro il CNT, accusato di essere poco trasparente nei propri processi decisionali e di favorire alcuni gruppi a scapito di altri.

La stessa nomina dei membri del governo di transizione da parte del CNT è arrivata alla fine di novembre dopo molti annunci e rimandi, e dopo settimane di contrattazioni tra le milizie, le città e le tribù in cui è da sempre divisa la Libia moderna. Oltre ai capi militari, un altro settore molto rappresentato nel governo di transizione sono i dirigenti o gli ex dirigenti delle compagnie petrolifere: Abdulrahman Ben Yezza, nuovo ministro per il petrolio, ha lavorato per la compagnia italiana ENI, e il ministro delle finanze Hassan Ziglam era un dirigente della compagnia petrolifera nazionale.

Rispetto alle macchinose operazioni egiziane, la bozza delle scadenze per la fase di transizione libica presentata poche settimane fa ha comunque il privilegio di essere relativamente semplice e chiara: il governo di transizione dovrebbe governare fino alle elezioni per la composizione di una nuova assemblea nazionale incaricata di scrivere una nuova costituzione, previste per la metà del 2012.

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Una manifestazione a Bengasi, 12 dicembre 2011
foto: AP Photo/ Ibrahim Alaguri