Facce da schiaffi

Dall'Urlatore Da Treno al Tipo Non Ho La Tv, undici profili tra "quelli che se lo meriterebbero", dal libro di Mattia Carzaniga: che riconoscerete, e in cui fingerete di non riconoscervi

di Mattia Carzaniga

È uscito il 31 ottobre per ADD Editore Facce da Schiaffi, di Mattia Carzaniga. È una raccolta spiritosa di tipi umani che lui stesso spiega nell’introduzione che pubblichiamo assieme ad alcuni dei tipi umani.
Il suo blog si chiama Only Connect
.

Perché se lo meritano
Questo non è un libro per buonisti. Con la conseguenza che i buonisti saranno i primi a essere presi a schiaffi in queste pagine. Non dovrei compiacermene, per la verità: si sa che in questo Paese i buonisti sono tanti, il che mi fa temere seriamente per le vendite del catalogo che avete tra le mani. Ma procediamo con ordine. Questo non è un libro per buonisti, dunque. Questo è un manuale di sociopatia autorizzata. Sociopatia perché dentro ci trovate elencate tutte quelle tipologie umane che secondo voi (sì, ho detto «voi», non guardatevi alle spalle) si meritano dal buffetto al manrovescio; passando per sberle, schiaffi, centre a piene mani, ceffoni di dorso, che fanno ancora più male. Autorizzata perché l’autorizzo io.
Non è questione di testa: è roba di pelle. In queste pagine potrete dare sfogo (quantomeno mentale) al risentimento che covate nei confronti di ampie fette di società. Probabilmente, almeno all’inizio, questa lettura scatenerà il moralista che è in voi; e che sarà tenuto a bada dalla vostra controparte ironica e politicamente scorretta (o almeno è ciò in cui confido: non vorrei trovarmi sommerso dalle vostre querele). Probabilmente vi spingerà ad arrabbiarvi ancora di più, dal momento che prendere a ceffoni gli oggetti del vostro quotidiano disprezzo è, purtroppo o per fortuna, illegale. Ma qui non si vuole fare del bullismo: questi sono ceffoni da selezione naturale. Non è intolleranza: è responsabilità sociale. Per questo ci tengo a precisare che non sono una persona cattiva. Voglio solo darvi la possibilità di far progredire insieme a me la specie umana.

Il Tipo So Tutto Io
Qual è vera la ricetta della coda alla vaccinara? Come si chiama la capitale del Burkina Faso? Quante settimane dura la gestazione di un beluga? Chi si è classificato penultimo al Festival di Sanremo del 1975? Qual era la formazione dell’Ucraina ai mondiali di calcio del 1982? Come dite, l’Ucraina all’epoca ancora non esisteva? Non importa, lui saprà comunque dare la risposta, piuttosto che fare scena muta la formazione dell’Ucraina se l’inventa, e sicuramente sarà quella giusta. Lui è il Tipo So Tutto Io, ed è qui per soddisfare ogni dubbio e domanda che non vi siete mai sognati di porre a chicchessia nella vita. Il Tipo So Tutto Io è quello che entra a gamba tesa in un qualsivoglia discorso, il più delle volte senza essere stato interpellato, perché ne sa sempre più di voi. Credete di avere ragione sull’origine del gorgonzola? Lui è qui per dimostrarvi che non è così. È quello cui tutti hanno detto, almeno una volta nella vita, «Sai che dovresti andare a Chi vuol essere milionario?», e riesce persino a farsene un vanto in società, pur chiudendosi nelle sue strette spalle da nerd e credendo che sia una cosa da minimizzare. È quello che fin da piccolo, con un bel paio di occhiali a goccia degni del suo idolo Mike Bongiorno, alzava mani e premeva pulsanti immaginari per dare immediatamente la risposta giusta alla maestra; quello che a scuola sapeva tutti i re di Roma, ma che appena andavi fuori dal suo campo di date e nomi andava in palla. Il Tipo So Tutto Io si mette a sudare freddo se non riesce a dire al primo colpo a quanto corrisponde il reddito pro capite degli abitanti delle Isole Tonga. Ha fatto del nozionismo una filosofia di vita. Domandategli chi è stato l’inventore dello schiaffo. Dopo che vi avrà (sicuramente) dato la risposta corretta, siete autorizzati a piantarglielo in mezzo alla faccia.

L’Urlatore Da Treno
Il treno è un posto bellissimo per stare un po’ in pace. Dove altro lo trovi quel vuoto pneumatico, quel silenzio che ti coccola, quella brezza che spira dai bocchettoni sopra la testa? Ed eccoli, allora, quelli che si mettono a gridare dentro i telefoni. L’Urlatore Da Treno nella maggior parte dei casi è:
• una diciassettenne in crisi con il fidanzato;
• una signora anziana appena caricata sul treno dai figli e che si attacca al cellulare per risalutarli con grande accoratezza (non prima di aver scartato un cartoccio con del pesce fritto);
• un wannabe businessman che vuole farti credere di stare gestendo da quel vagone di seconda classe il processo Mills;
• un immigrato che urla in immigratese dentro il telefono, e che, appena messo giù, si metterà ad ascoltare a tutto volume le suonerie del suo cellulare, indeciso se optare per il reaggeton o la lambada.

Il Vicino Con La Macchia (e Tanta Paura)
L’altra mattina mi hanno svegliato alle otto, cioè all’alba. Era il portinaio. Si è presentato alla porta insieme alla vicina del piano di sotto. La vicina del piano di sotto dice di essere una commercialista, ma in realtà è un’agente della Stasi, e mi controlla da quando ho messo piede in casa per la prima volta. Ha visto una macchia sospetta in un angolo del soffitto della cucina, che a detta sua corrisponde al mio bagno, anche se probabilmente non è vero. Lei ha SEMPRE visto una macchia sospetta, in ogni angolo del suo appartamento. Lo schema della vicina del piano di sotto è sempre lo stesso: non sono l’unico indiziato, ma di certo il principale. La vicina del piano di sotto mi sta già elencando in buon ordine tutti i danni che la macchia sospetta procurerà, quando s’ingrosserà e si metterà a sgocciolare. L’acqua sgocciolata sui cavi del computer provocherà un cortocircuito, e da lì un incendio che dal mobiletto rococò della prozia si andrà a propagare nell’intero l’edificio. Tu sei lì, gli occhi ancora pieni di cispe, sai che anche stavolta non sarà colpa tua e maledici solo il fatto di essere stato buttato giù dal letto alle otto, cioè all’alba. E sei lì che pensi soltanto: vicina del piano di sotto, la prossima volta lasciami dormire. O altrimenti prenditi una bella macchia sospetta sulla faccia. Allora sì potrai darmi tutte le colpe che vuoi.


Il Capo Ti Convoco Alle Sette Del Venerdì Sera

Il Grande Capo ti aveva chiesto di consegnargli la pratica per martedì mattina. Il sabato ti avevano invitato per un weekend al mare, ma tu come facevi, c’era la pratica da chiudere entro martedì, cazzo. Il Grande Capo sta anche cercando di farti socio dello studio, mica puoi fallire proprio stavolta. Sei riuscito a litigare domenica a mezzogiorno con i tuoi perché non sei andato a pranzo («Io non ho parole: c’è anche la zia Luisa che non vedi mai»), e domenica sera con la fidanzata perché non sei andato a cena («Ma certo, continua così, sai che ti dico: vaffanculo!»). Lunedì, vabbè lasciamo stare lunedì. Martedì sei in studio alle otto meno un quarto del mattino. Rileggi diciassette volte di seguito la pratica, sicuro che gli elenchi non sono fatti esattamente come vuole lui, sicuro che non va bene, quantomeno non è come dovrebbe essere. Sono le nove e trentacinque e il Grande Capo non è ancora arrivato. Non è da lui. Ti fai forza e chiedi alla segretaria. Scopri che il Grande Capo è via fino a venerdì. «Sa… Non gli dica che gliel’ho detto… Ma niente… è il venticinquesimo anniversario di matrimonio… e niente, ha portato la moglie a Marrakech…che carino… è davvero un uomo d’altri tempi, il dottore». Altri tempi, già. Conclusione: il Grande Capo ti convocherà alle Sette Del Venerdì Sera (da cui il titolo del capitolo). L’esempio può essere applicato a millemila altri casi. Gli schiaffi pure.

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