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  • martedì 29 novembre 2011

Storia di Svetlana Alliluyeva

Cioè la figlia di Stalin, che nel 1967 decise di rinnegare il regime comunista e andare a vivere negli Stati Uniti

La figlia di Stalin è morta lo scorso 22 novembre all’età di 85 anni. Lana Peters, meglio conosciuta con il suo nome originario Svetlana Alliluyeva, era malata di cancro al colon da alcuni anni ed è morta in un ospedale del Wisconsin, dove ha vissuto gran parte della sua vita dopo avere abbandonato il regime comunista nel 1967. La notizia è stata resa nota ieri sera negli Stati Uniti, stanotte in Italia.

Lana Peters divenne nota sulla scena internazionale quando nel 1967 decise di abbandonare ufficialmente il regime comunista. Nel 1966 era andata in India per portarvi le ceneri del suo marito, di origine indiana, e da lì noncurante annunciò che non sarebbe più tornata in Russia. Si recò all’ambasciata americana di Delhi e chiese asilo politico negli Stati Uniti. Al suo arrivo a New York disse: «Sono qui per ritrovare quella libertà che mi è sta negata per così tanti anni».

L’annuncio fu motivo di forte imbarazzo per il regime sovietico, che crebbe ancora di più dopo l’uscita del libro di Lana Peters Venti lettere a un amico, pubblicato pochi mesi dopo il suo arrivo negli Stati Uniti e subito diventato best seller, in cui la figlia di Stalin raccontava la sua vita in Russia. Nel libro diceva di essere giunta alla conclusione che non esiste una distinzione tra comunismo e capitalismo ma solo tra uomini buoni e cattivi. Disse anche che aveva scoperto la religione e che non credeva fosse possibile vivere senza Dio.

Nel capitolo dedicato al padre, che era morto nel 1953 dopo 29 anni di dittatura, lo descriveva come un uomo distante e paranoico. «Era un uomo molto semplice. Molto crudele e molto maleducato. Non c’era niente di complicato in lui. Mi voleva bene e voleva che diventassi una marxista beneducata». L’allora premier dell’Unione Sovietica Alexei Kosygin definì Lana Peters una donna «moralmente instabile e malata», e questa pagò molto cara la sua scelta di lasciare la Russia. I suoi due figli – Josef e Yekaterina – si sentirono traditi dalla madre che li aveva lasciati e non si ricongiunsero mai con lei.

In una delle sue ultime interviste nel 2007 Lana Peters si rammaricò di essere sempre stata considerata la figlia di Stalin. «La gente continua a dire, “la figlia di Stalin, la figlia di Stalin”, ma la mia identità è molto più complessa di questo. Passai dal comunismo al capitalismo, ma non rappresento nessuno dei due. Sono qualcosa che sta nel mezzo. È questo che non capiscono». Cresciuta da una tata dopo la morte di sua madre nel 1932, Lana Peters era l’unica figlia femmina di Stalin. Suo fratello Jacob fu catturato dai nazisti nel 1941 e morì in un campo di concentramento. L’altro fratello Vasili morì a causa dell’alcolismo a 40 anni.

Si era laureata all’università di Mosca nel 1949 e aveva lavorato come insegnante e traduttrice prima di lasciare l’Unione Sovietica. Si sposò in tutto quattro volte, l’ultima negli Stati Uniti con un lontano parente di Frank Lloyd Wright, da cui ebbe una figlia. Dopo il suo esordio come scrittrice, scrisse altri tre libri, inclusa una autobiografia pubblicata nel 1969. L’eredità di suo padre la perseguitò per tutta la vita e per tutta la vita continuò a denunciare la sua politica e i suoi metodi. Soltanto una volta provò a tornare nell’Unione Sovietica, nel 1984, a 58 anni, dicendo che voleva riunirsi con i propri figli. Recuperò la sua cittadinanza russa dicendo che in Occidente non aveva mai trovato la libertà che cercava. Ma un anno dopo era di nuovo negli Stati Uniti e giurò che non sarebbe mai più tornata in Russia.

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