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  • giovedì 24 Novembre 2011

J. K. Rowling e le persecuzioni dei tabloid

L'autrice della saga di Harry Potter ha raccontato qualche aneddoto sulla stampa scandalistica alla commissione britannica che indaga sui suoi comportamenti illeciti

L’autrice dei sette libri della saga di Harry Potter, la scrittrice britannica Joanne Rowling (meglio conosciuta come J. K. Rowling, il nome con cui ha firmato quasi tutti i suoi libri, anche se la “K” non è l’abbreviazione di un suo secondo nome), 46 anni, ha testimoniato oggi davanti a una commissione incaricata dal governo britannico di investigare sui comportamenti illeciti della stampa emersi negli scorsi mesi, nel corso dello scandalo del tabloid News of the World. J. K. Rowling ha raccontato a lungo i molti episodi della sua vita in cui, dopo aver raggiunto il successo, i giornalisti dei tabloid hanno invaso la sua privacy. L’udienza della commissione, che ha sentito anche altri testimoni, è iniziata questa mattina e si è tenuta nel palazzo delle Royal Courts of Justice di Londra.

L’udienza di J. K. Rowling si è svolta all’interno dei lavori della cosiddetta commissione Leveson. Nel luglio del 2011, il primo ministro David Cameron ha annunciato che avrebbe avviato un’inchiesta indipendente sui casi di intrusione nelle segreterie telefoniche dei giornalisti del tabloid News of the World, sulle prime indagini della polizia (accusate di non essere state condotte con il necessario rigore), sui sospetti pagamenti di denaro a funzionari di polizia da parte di giornalisti e più in generale sul comportamento professionale della stampa britannica. Il 13 luglio venne nominato a capo della commissione il giudice Brian Henry Leveson, 62 anni. Della commissione fanno parte altri sei membri: ex direttori di mezzi di informazione, un ex funzionario della polizia britannica e due membri di associazioni per i diritti umani e la libertà di stampa.

Nell’udienza di oggi, prima di J. K. Rowling, sono state sentite altre due personalità celebri, l’attrice Sienna Miller e l’ex capo della FIA (l’organo di governo della Formula Uno) Max Mosley. Entrambi hanno criticato molto duramente i modi dei tabloid: Sienna Miller ha detto di aver accusato i suoi amici e familiari di aver raccontato particolari della sua vita privata alla stampa, prima di scoprire che il suo telefono era intercettato, e che in un caso si è trovata inseguita per la strada da dieci giornalisti intorno a mezzanotte e costretta a scappare correndo. Mosley ha detto che i tabloid di News International hanno lavorato per “distruggerlo”. L’uomo è impegnato in azioni legali in 22 paesi, e sta facendo causa a Google in Francia e in Germania per ottenere che il motore di ricerca tolga dai suoi risultati i riferimenti a uno scandalo sessuale, creato da alcune foto pubblicate sul News of the World, che lo coinvolse a marzo del 2008.

La testimonianza di J. K. Rowling
La scrittrice ha detto che, nel corso degli anni, è dovuta ricorrere alla giustizia britannica circa 50 volte per violazione della riservatezza dei suoi dati personali e false informazioni diffuse dalla stampa. Ha detto che nel 1997 si sentì così a disagio dopo che un giornale pubblicò la foto della casa che aveva comprato da poco con l’anticipo per il suo primo libro della saga di Harry Potter da costringerla a traslocare.

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

In un caso, disfando una sera la cartella di scuola di sua figlia (che andava alle elementari) J. K. Rowling trovò all’interno una busta e una lettera indirizzata a lei da parte di un giornalista. La lettera diceva che il giornalista aveva chiesto alla madre di un’altra alunna della stessa scuola di infilare la lettera nella cartella di sua figlia. In un’altra occasione, ha raccontato, negò il permesso a un giornalista di un tabloid scozzese (J. K. Rowling vive in una zona isolata della Scozia centrale) di farle alcune domande sugli alberi che intendeva piantare nella sua proprietà, e il giornalista rispose che sarebbe venuto “per i fatti suoi” a vedere.

Dopo la nascita di ciascuno dei suoi figli, ha aggiunto, non è potuta uscire di casa per una settimana senza essere fotografata ogni volta. In un’occasione, quando due suoi collaboratori chiesero a due giornalisti di un tabloid perché stessero ad aspettare fuori dalla casa della scrittrice in un periodo in cui non immaginavano che ci fosse particolare interesse su di lei da parte della stampa, si sentirono rispondere: «In ufficio è una giornata noiosa».

foto: AP Photo/Parliamentary Recording Unit via APTN