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  • martedì 15 Novembre 2011

La Siria sempre più violenta e isolata

Ieri sono morte 69 persone negli scontri tra lealisti e ribelli e l'ambasciata della Giordania è stata presa d'assalto dai sostenitori del regime

Dopo otto mesi di rivolta popolare e di repressione (l’Onu parla di almeno 3mila morti) le violenze in Siria proseguono praticamente ogni giorno. Ieri, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani con sede nel Regno Unito, sono morte 69 persone nella provincia meridionale di Deraa, dove a marzo iniziarono le proteste. Gli scontri sono cominciati all’alba tra i soldati fedeli al regime di Bashar al-Assad e i disertori dell’esercito riuniti sotto il nome di “Free Syrian Army” che, ha riferito l’ufficiale ribelle Ammar al Wawi al giornale algerino Ech Chourouk, avrebbe ormai raggiunto i 25mila soldati.

Lo scorso 2 novembre il presidente Bashar al-Assad aveva concordato al Cairo con i 22 Paesi che compongono la Lega Araba un piano per ritirare i carri armati e le forze di sicurezza dalle città e mettere fine a tutti gli atti di violenza. Le misure annunciate sono però rimaste inapplicate e sabato scorso la Lega Araba ha deciso di sospendere il Paese minacciando di ricorrere a delle sanzioni contro Damasco.

Dopo la giornata di ieri l’Unione Europea ha deciso di aggiungere 18 persone ai vertici del paese alla lista dei soggetti colpiti da sanzioni individuali (congelamento dei beni e blocco dei visti): tra loro, anche il viceministro dell’Interno Saqr Khayr Bek «responsabile dell’uso della violenza contro la popolazione civile in Siria» e l’avvocato Bassam Sabbagh, consigliere legale e finanziario di Rami Makhlouf, un cugino del presidente che controlla il maggior operatore di telefonia mobile del Paese, Syriatel. Il numero delle persone colpite dalle sanzioni europee sale così a 74.

Ieri sera ci sono state tensioni anche nell’ambasciata di Giordania a Damasco, presa d’assalto dai sostenitori del regime di Bashar al-Assad. I dimostranti sono riusciti ad arrivare fino al cortile interno della sede diplomatica, hanno ammainato la bandiera giordana e issato al suo posto quella di Hezbollah, movimento sciita libanese. Poche ore prima il re di Giordania Abdullah II aveva dichiarato alla BBC: «Il presidente siriano Bashar al-Assad dovrebbe dimettersi. Credo che mi dimetterei se fossi nei suoi panni e mi assicurerei che chiunque arrivi dopo di me abbia la capacità di cambiare la situazione attuale. Se Bashar è interessato al suo Paese, dovrebbe lasciare e avviare una nuova fase nella vita politica della Siria».