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  • martedì 8 novembre 2011

Il dibattito elettorale in Spagna

Il popolare Mariano Rajoy e il socialista Alfredo Rubalcaba si sono affrontati ieri parlando soprattutto di economia: si vota il 20 novembre

Ieri sera 12 milioni di spagnoli hanno seguito l’unico dibattito televisivo tra Mariano Rajoy, il candidato a primo ministro per il Partito Popolare, e Alfredo Pérez Rubalcaba, il candidato del Partito Socialista. Il confronto è iniziato alle 22 e si è concluso due ore dopo. Secondo un sondaggio del País Rajoy è risultato più convincente per il 46 per cento degli spettatori, mentre Rubalcaba è stato preferito dal 41 per cento. Rajoy è già stato sconfitto due volte alle elezioni politiche, nel 2004 e nel 2008, entrambe le volte da Zapatero, ma stavolta i sondaggi lo vedono da mesi in netto vantaggio sul suo avversario.

Rubalcaba è stato vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, mentre Rajoy è il presidente del Partito Popolare. Le elezioni politiche si terranno il prossimo 20 novembre, in anticipo di circa quattro mesi sulla naturale fine della legislatura, prevista per il mese di marzo del 2012. La decisione di anticipare le elezioni è stata presa negli scorsi mesi dal governo di Zapatero: le Camere sono state sciolte il 26 settembre.

Il dibattito televisivo si è incentrato sulla crisi economica e sulle soluzioni per uscirne. Rajoy aveva la strada in discesa e ha accusato il governo socialista insistendo sui milioni di posti di lavoro persi e sui 5 milioni di disoccupati presenti in questo momento in Spagna. Rubalcaba ha ammesso che l’economia spagnola attraversa un momento molto grave ma ha ribadito che le soluzioni proposte dal Partito Socialista sono le migliori, accusando Rajoy di voler tagliare i sussidi di disoccupazione, di non occuparsi della scuola pubblica e di non menzionare mai la sanità pubblica nel suo programma.

Tra gli altri temi che i due hanno affrontato c’è anche quello dei diritti civili. Rubalcaba ha chiesto a Rajoy come mai il suo partito si definisce liberale e poi si intromette prepotentemente alla vita privata dei cittadini: ha ricordato che in passato il Partito Popolare si era opposto all’aborto e al divorzio e più recentemente alle unioni civili, tanto da aver fatto ricorso contro i matrimoni gay al Tribunale costituzionale. Rajoy ha risposto di non voler parlare dell’argomento e di aspettare la decisione del tribunale.

Nel suo appello finale Rajoy ha puntato molto sulla necessità di una svolta nel Paese e ha cercato di fare leva sul patriottismo: «Il punto è se continuare così o gestire le cose in modo diverso. La Spagna ha bisogno di un cambiamento. Abbiamo la possibilità di recuperare gli anni che abbiamo perso. Si può fare, la Spagna è una grande nazione, non si arrende mai». Il discorso finale di Rubalcaba ha puntato più sull’emotività, cercando di convincere i molti elettori socialisti delusi: «La situazione è molto difficile. Dobbiamo combattere l’indifferenza. Astenersi non garantisce né crea alcuna ricchezza per la democrazia. Possiamo uscire dalla crisi, insieme, con degli accordi, fianco a fianco, con l’Europa, senza modificare in modo ingiusto i servizi fondamentali né i servizi sociali. Non ho la soluzione per tutti i problemi. Però non mi arrendo, non mi tiro indietro, perché è il momento di darsi da fare e aiutare. La Spagna merita fiducia e la mia ce l’ha».

Foto: Alfredo Pérez Rubalcaba (a sinistra) e Mariano Rajoy al dibattito di lunedì sera.
(PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

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