Nelson Cruz salta sui compagni di squadra dopo la vittoria. (AP Photo/Charlie Riedel)

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  • domenica 16 Ottobre 2011

La prima finalista del baseball USA

Sono i Texas Rangers, di nuovo, dopo la sconfitta dell'anno scorso contro San Francisco

di Elia Nigris

Nelson Cruz salta sui compagni di squadra dopo la vittoria. (AP Photo/Charlie Riedel)

I Texas Rangers – la vecchia squadra di George W. Bush, presente allo stadio – hanno sconfitto sabato sera i Detroit Tigers 15-5, vincendo la American League (una delle due leghe di cui si compone il campionato americano di baseball) e tornano alle finali già l’anno dopo la loro prima volta: nel 2010 vennero sconfitti dai Giants di San Francisco. In attesa di conoscere il proprio avversario (St. Louis o Milwaukee, che giocheranno gara 6 sta sera), i Rangers possono essere molto soddisfatti delle loro ultime due stagioni. I Rangers sono una squadra senza “storia” e relativamente nuova (si sono trasferiti ad Arlington, nella zona di Dallas, solo nel 1994). I Rangers sono però una squadra solida e completa. Sono ben amministrati (dopo che nel 2009 erano stati sull’orlo del fallimento) e giocano a baseball molto bene. Hanno un attacco formidabile senza avere “star” strapagate e un parco lanciatori non di grande successo mediatico come altri, ma ben assortito. Sanno far punti in tutti i modi e difendere bene.

In questa serie al meglio delle sette partite gliene sono bastate sei per battere i Detroit Tigers, una buona squadra ma senza dubbio inferiore. Dopo aver vinto le prime due partite in casa, Texas ha poi perso la prima partita giocata a Detroit, per poi vincere gara 4 e portarsi sul 3-1 a proprio favore. Venerdì hanno perso il primo “match point” in gara 5, ma ieri hanno dominato gara 6.

Una nota di merito va a Nelson Cruz, battitore dei Rangers e miglior giocatore della serie. Cruz ha fatto delle cose straordinarie: ha battuto sei fuoricampo nelle sei partite giocate contro i Tigers, e portato a casa 13 punti. Uno di questi fuoricampo è stato un Walk-Off Grand Slam, ovvero battuto mentre la sua squadra aveva le basi piene (quindi valevole 4 punti) e, in quanto battuto nel secondo inning supplementare, valevole anche per la vittoria e la chiusura della partita. Nessuno prima di lui aveva battuto un Walk-Off Grand Slam nella storia ultracentenaria dei playoff.