• Mondo
  • giovedì 15 Settembre 2011

Il Belgio trova un accordo

Il distretto amministrativo di Bruxelles sarà diviso, la crisi politica che dura da 15 mesi è arrivata a una svolta definita "storica"

La crisi politica del Belgio sembra essere finalmente arrivata a un momento di svolta. Elio di Rupo, il leader del Partito Socialista che ha vinto le elezioni del 2010 nel sud del paese e che ha recentemente ricevuto dal re un secondo mandato esplorativo per la formazione di una maggioranza, ha annunciato che gli otto partiti coinvolti nelle trattative hanno trovato un accordo ieri sera su alcuni punti fondamentali. Il più importante è quello che riguarda la divisione di Brussels-Halle-Vilvoorde, il distretto amministrativo ufficialmente bilingue ma di fatto a maggioranza francofona che comprende la capitale Bruxelles. Il quotidiano belga Le Soir  parla oggi di “accordo storico”. Il paese è senza un governo da 15 mesi.

Il risultato elettorale di metà giugno 2010 aveva portato a una interminabile fase di stallo istituzionale che mediatori, politici e politologi non sono ancora riusciti a superare: nel nord hanno vinto gli autonomisti della Nuova Alleanza Fiamminga (Nieuw-Vlaamse Alliantie, N-VA) di Bart De Wever, mentre il sud ha visto l’affermazione dei francofoni del Partito Socialista guidato da Elio Di Rupo. I risultati hanno sintetizzato la crisi politica che da anni colpisce il Belgio, diviso nettamente tra nord e sud dal punto di vista culturale, linguistico ed economico: le due comunità hanno giornali, televisioni e partiti diversi, e i fiamminghi ritengono che la parte francese, più povera, sia una palla al piede per il loro sviluppo economico: nei mesi scorsi, De Wever aveva parlato del Belgio come di uno “stato fallito”. Il N-VA fiammingo chiedeva maggiore autonomia fiscale e la revisione dello status della capitale, Bruxelles, linguisticamente a maggioranza francese e ufficialmente bilingue, ma che i fiamminghi rivendicano come propria.

Finora i due partiti non erano riusciti a mettersi d’accordo sui due temi politici centrali: la questione di Bruxelles e un progetto di riforma dello stato, che includa tra le altre cose anche l’autonomia fiscale. L’ultima proposta di Di Rupo (già incaricato dal re da luglio a settembre 2010) sembrava fin dall’inizio avere qualche possibilità di successo maggiore rispetto al passato: i negoziati hanno infatti incluso otto partiti lasciando fuori i fiamminghi del N-VA, ma coinvolgendo invece un’altra delle principali forze del centrodestra, il partito Cristiano Democratico e Fiammingo (CD&V). Il CD&V, che in precedenza aveva detto che non sarebbe mai entrato a far parte di un governo senza il N-VA, ha accettato alcune condizioni sulla questione di Bruxelles, lasciando di fatto all’opposizione solo il N-VA e il Vlaams Belang, il partito populista e nazionalista di Filip De Winter.

– Tutti gli articoli del Post sul Belgio