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  • domenica 4 settembre 2011

Sulla Somalia bisogna parlare chiaro

Il presidente di Medici Senza Frontiere rimprovera alle associazioni umanitarie di non descrivere in modo completo e realista la situazione, che nel frattempo sta peggiorando

Il presidente internazionale di Medici Senza Frontiere (MSF), il dottor Unni Karunakara, ha detto che le organizzazioni umanitarie devono smettere di descrivere la carestia in Somalia con termini fuorvianti e che non dicono tutta la verità sull’effettiva situazione nella zona.

Il presidente di MSF, tornato da un viaggio in Somalia la scorsa settimana, ha detto che l’uso di frasi come “carestia nel Corno d’Africa” e “la peggior siccità negli ultimi 60 anni” nasconde le cause politiche e “umane” della crisi e fa passare l’idea che basti l’invio di denaro per far arrivare il cibo sufficiente nella regione. Circa un anno fa Karunakara, di origini indiane e eletto presidente nel giugno del 2010, aveva rimproverato i paesi occidentali dicendo che fornivano cibo di scarsa qualità e inefficace per aiutare le popolazioni malnutrite.

MSF lavora dal 1991 in Somalia, una delle poche organizzazioni che riesce ad operare nel paese. Porta avanti 13 progetti in 8 regioni, inclusa la capitale Mogadiscio. Negli ultimi giorni ha annunciato un aumento degli sforzi nel paese, anche se non nasconde le difficoltà nell’ottenere informazioni e nell’organizzare gli interventi:

Nonostante gli sforzi, l’organizzazione [MSF] è ancora lontana dall’avere un buon quadro della situazione nutrizionale complessiva in questa parte del paese, e gli operatori di MSF stanno ancora negoziando per ottenere maggiore possibilità di accesso.

Anche se le agenzie umanitarie, dice Karunakara, sono in grado di fornire aiuto medico e cibo per le centinaia di migliaia di persone nei campi profughi del Kenya e dell’Etiopia vicino al confine, dove profughi somali continuano ad arrivare anche in questi giorni, raggiungere l’epicentro del disastro è molto lento e difficile, e in molti casi potrebbe essere del tutto impossibile.

Gli inviati di MSF, quando operano in Somalia, corrono il rischio molto concreto di finire sotto il fuoco delle milizie. Karunakara ha aggiunto che sorvolare sui problemi politici di un paese in cui è in corso una guerra civile da più di vent’anni, e sulle cause umane che hanno pesanti responsabilità nell’attuale carestia, “non aiuterà a risolvere la crisi”.

La situazione in Somalia non è affatto migliorata rispetto al 20 luglio, quando in due province meridionali della Somalia è stata dichiarata ufficialmente la carestia. Le Nazioni Unite annunceranno domani che la situazione critica si è allargata ad altre regioni confinanti nelle ultime settimane. Le agenzie umanitarie stimano ora che la mancanza di cibo interessi 13 milioni di persone.

foto: AP Photo/Khalil Senosi

E la Somalia?, il punto della situazione del Post, una settimana fa

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