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  • lunedì 15 agosto 2011

Il discorso dei “fiumi di sangue”

L'uscita di un presentatore televisivo britannico ha riportato d'attualità nel Regno Unito il cupo discorso di Enoch Powell, pronunciato nel 1968

David Starkey è uno storico e conduttore televisivo britannico. Venerdì sera durante una trasmissione della BBC ha detto che il problema a proposito dei disordini e dei saccheggi in Inghilterra è che “i bianchi sono diventati neri”, e ha elogiato il cosiddetto “discorso dei fiumi di sangue”, un discorso anti-immigrazione e anti-integrazione pronunciato nel 1968 dal politico conservatore Enoch Powell, definendolo “assolutamente giusto, per un aspetto”.

In questi giorni Starkey sta ricevendo molte critiche dal mondo politico e dai mezzi di comunicazione britannici. Starkey non è nuovo ad affermazioni controverse: in passato se l’è presa, tra gli altri, con la regina Elisabetta II e con l’influsso delle donne nella storiografia moderna, a suo dire negativo. Il suo stile radiofonico e televisivo molto diretto e provocatorio, fino a diventare irritante e scortese, ha fatto diventare lui e le sue trasmissioni molto celebri nel Regno Unito. E la vicenda ha fatto tornare d’attualità le cupe previsioni contenute in un discorso di un parlamentare conservatore, più di trent’anni fa, a proposito dell’integrazione tra i popoli in Inghilterra. Quel discorso è passato alla storia del Regno Unito come il discorso dei “fiumi di sangue”.

Chi era Enoch Powell
Enoch Powell era stato un brillantissimo studioso di greco antico, laureato a Cambridge, che divenne professore universitario nel 1937 all’università di Sydney, all’età di 25 anni. Quando scoppiò la Seconda guerra mondiale tornò immediatamente nel Regno Unito per arruolarsi come volontario nell’esercito, dove fece una rapida carriera nei servizi segreti. Ambizioso e severo, entrò a far parte del partito conservatore dopo la guerra e fu eletto per la prima volta in parlamento nel 1950, dove rimase per trentasette anni, fino al 1987. Nei successivi governi conservatori ricoprì diversi incarichi, in primo luogo quello di ministro della Salute dal 1960 al 1963. Oggi è ricordato soprattutto per il discorso noto come “the Rivers of Blood” speech (il discorso dei “fiumi di sangue”), che pronunciò nel pomeriggio del 20 aprile 1968 all’allora Midland Hotel di Birmingham, durante un incontro del principale centro di studi del partito conservatore, il Conservative Political Centre.

Nel suo lungo discorso, Powell parlò dei temi di cui si occupava il Race Relations Act del 1968, una legge in corso di approvazione in quei giorni dal governo laburista che rendeva illegale rifiutare di fornire una casa, un impiego o i servizi pubblici a una persona sulla base del colore della sua pelle o della sua appartenenza etnica o nazionale.

“Il fiume Tevere schiumante di molto sangue”
Powell era solito tenere discorsi molto retorici e a effetto in Parlamento, ricchi di riferimenti alla letteratura classica greca e latina, e aveva parlato spesso di questioni che riguardavano l’identità nazionale. Sapeva che il suo discorso di Birmingham avrebbe suscitato molte reazioni.

Il parlamentare iniziò raccontando quello che gli avevano detto alcuni suoi elettori della sua circoscrizione elettorale nel nord dell’Inghilterra: un padre che era preoccupato che il paese diventasse a maggioranza nera, e soprattutto la storia di una anziana signora che era l’unica abitante bianca della sua strada. Continuò sostenendo che il Regno Unito non poteva permettere un’immigrazione indiscriminata, in primo luogo dalle sue colonie attuali e passate, e che avrebbe dovuto incentivare il rimpatrio degli immigrati, dato che la maggior parte di loro non si voleva integrare e opprimeva gli altri immigrati e i cittadini britannici tutti.

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