• Mondo
  • martedì 2 Agosto 2011

È ancora alto il pericolo a Fukushima

La società che gestisce la centrale nucleare ha registrato un livello di radioattività «fatale per l'uomo», il più alto dal terremoto

La TEPCO, la società che gestisce la centrale nucleare di Fukushima, ha rilevato un livello di radiazioni nella zona intorno all’impianto «fatale per l’uomo». Le radiazioni superano i 10mila millisievert all’ora, un livello che può portare alla morte anche solo dopo pochi secondi di esposizione. La società ha detto che i risultati di oggi non rallenteranno il percorso stabilito per riportare in sicurezza la centrale, ma che domani saranno effettuati nuovi test.

«Le radiazioni potevano essere contenute», ha detto Kenji Sumita, professore di ingegneria nucleare all’Università di Osaka. «Invece gli interventi si sono concentrati sul recupero della centrale. Non si può rischiare di mettere altre persone in pericolo solo per rispettare delle scadenze che sono state fissate». Per legge gli operai possono essere esposti a un massimo di 250 millisievert di radiazioni all’anno. La TEPCO ha detto che l’alto livello di radioattività potrebbe essere stato sprigionato dai detriti lasciati sul luogo subito dopo il disastro dello scorso 11 marzo.

Lo scorso giugno la TEPCO aveva sospeso le attività di depurazione dell’acqua accumulata nell’impianto a causa di una nuova perdita di radiazioni, ma questa volta i tecnici assicurano che le perdite sono state rilevate in un’area distante da quella in cui si stanno svolgendo i lavori per riportare in sicurezza l’impianto. Negli ultimi mesi il governo giapponese è stato più volte accusato di non avere saputo gestire adeguatamente l’emergenza Fukushima e avere mentito sul livello di radiazioni seguito all’incidente nella centrale. I cittadini giapponesi sono sempre più sfiduciati dai dati ufficiali diffusi dal governo e hanno iniziato a organizzarsi per fronteggiare l’emergenza in maniera autonoma. In diverse città della prefettura di Fukushima gli amministratori locali stanno ripulendo i campi sportivi delle scuole senza aspettare l’aiuto di Tokyo.