• Mondo
  • venerdì 3 giugno 2011

Jack Kevorkian, il “dottor Morte”

La storia del medico statunitense morto oggi a 83 anni, che aiutò a morire più di cento persone

Questa mattina è morto in una stanza del Beaumont Hospital di Royal Oak, vicino a Detroit, Jack Kevorkian, celebre per le sue lotte a favore del suicidio assistito e per aver personalmente aiutato numerosi pazienti a morire. La sua vicenda suscitò un ampio dibattito negli Stati Uniti e Kevorkian si guadagnò il soprannome di “dottor Morte”. Lo scorso anno Al Pacino ha impersonato Kevorkian nel film per la televisione You Don’t Know Jack, trasmesso dalla HBO e candidato all’Oscar (in Italia è andato in onda su Sky lo scorso 22 marzo).

Di origini armene, Jacob Kevorkian era nato a Pontiac, nel Michigan, nel 1928. Laureato in medicina nel 1952, presso la University of Michigan Medical School di Ann Arbor, già durante i suoi studi iniziò a interessarsi alle tematiche legate alla morte: propose che agli assassini condannati a morte venisse data la possibilità di essere uccisi sotto anestesia e di rendere il loro corpo disponibile per la sperimentazione medica e il trapianto degli organi.

Molto severo e poco incline ai compromessi, Jack Kevorkian non si sposò mai e visse una vita che il New York Times definisce “indigente”, vestendosi con abiti logori rimediati all’Esercito della Salvezza e mangiando pochissimo. Nel 1976 si trasferì per dodici anni a Long Beach, in California, dove lavorò a un film che non vide mai la luce sul Messiah di Haendel, dipingendo e scrivendo e lavorando saltuariamente in due ospedali vicini per mantenersi.

Il punto di svolta della sua carriera avvenne negli anni Ottanta: nel 1984 fu invitato a presentare ad alcuni parlamentari californiani una proposta per giustiziare i condannati a morte con un procedimento diverso dalla camera a gas e dalla sedia elettrica, in modo che i loro organi non venissero danneggiati e fossero disponibili per i trapianti. Nel 1987 andò in Olanda a studiare le procedure mediche e legali che iniziavano ad essere studiate per l’eutanasia e che avrebbero portato a renderla legale nel 2002. A partire dalla fine degli anni Ottanta, tornato in Michigan, iniziò a farsi pubblicità sui giornali locali come “consigliere medico” per la morte. Informò personalmente i giornalisti delle sue intenzioni e disse che le spese del suicidio assistito sarebbero state interamente a suo carico.

Il procedimento che aveva ideato prevedeva che il paziente esprimesse chiaramente il suo desiderio di morire, che i medici di famiglia e alcuni psichiatri venissero consultati sul singolo caso e che l’intero percorso durasse per lo meno un mese. Kevorkian registrava interviste con i pazienti e anche il momento del suicidio.

Tra il giugno del 1990 e il marzo 1999, aiutò pubblicamente a morire più di cento malati terminali, sfidando ostinatamente giudici e autorità e facendo pubblicità al proprio operato fino a diventare una celebrità nazionale. Per circa vent’anni i giornali e i maggiori programmi televisivi statunitensi diedero periodicamente grande spazio alle sue vicende. I suicidi assistiti avvenivano a volte con l’ausilio di macchine costruite dallo stesso Kevorkian: era il paziente a spingere il bottone che rilasciava un gas letale in una mascherina o iniettava una soluzione nelle vene. Kevorkian aveva dato personalmente alle macchine nomi come “Thanatron” (dal vocabolo greco per “morte”) o “Mercitron” (da mercy, inglese per “misericordia”).

1 2 Pagina successiva »