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  • martedì 24 Maggio 2011

Il romanzo epico dei conigli

Niccolò Ammaniti spiega sul Corriere della Sera come staccare i ragazzini dal computer

Niccolò Ammaniti sul Corriere della Sera consiglia un po’ di libri per ragazzi e spiega perché vale la pena leggere La collina dei conigli di Richard Adams.

Qualche tempo fa, durante una cena a casa di amici, un signore mi ha domandato un libro da far leggere al figlio che aveva tredici anni. «È un caso disperato. Vive davanti al computer. Ci vuole qualcosa che lo conquisti dalla prima pagina». Di solito me la cavo con il buon Robert Louis Stevenson.

Consiglio L’isola del tesoro se il ragazzino ha un rapporto avventuroso con l’esistenza, se invece è un tipo tenebroso e introverso vado su Dottor Jekyll e Mister Hyde. Nel caso in cui è un po’ sfigato, non ha donne e negli sport è una schiappa (anche se è difficile che un genitore te lo confessi apertamente) scelgo Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas. La lunga e premeditata vendetta di Edmond Dantès gli darà energia per riscattare i torti subiti.

Quella sera invece così, senza pensarci, mi è uscito dalle labbra un romanzo sepolto sotto gli strati di incrostazioni che avvolgono i miei neuroni: La collina dei conigli. Il padre non lo conosceva. Gli ho spiegato che è un romanzo del 1972 scritto da Richard Adams e che, a suo tempo, aveva avuto un grande successo. E mi ha chiesto perché proprio quel libro? Non lo sapevo. Me la sono cavata dicendo che i conigli, tranne per Alice nel paese delle meraviglie, sono sempre stati sottovalutati dalla letteratura e che da ragazzino i libri che amavo di più avevano gli animali come protagonisti.

Del resto da quando sono venuto al mondo gli animali sono sempre stati presenti nella mia esistenza. Sono cresciuto tra scoiattoli bengalesi, topi bianchi, tartarughe terrestri, pappagallini, rospi, salamandre, gatti e tanti cani. Passavo le ore a osservali cercando di capirli, di mettermi nelle loro teste. Cosa pensa un pesce in acquario? Su che medita un topo quando corre nella ruota? Perché Cleopatra, la tartaruga che ha vissuto sedici anni con la mia famiglia, era sempre incazzata e mi inseguiva in terrazzo azzannandomi i piedi? Finita la cena, tornando a casa, ho continuato a ripensare al romanzo di Adams. Avevo ricordi sbiaditi. Dell’intera, lunghissima, storia mi tornava in mente solo l’immagine di campi verdi (inglesi?) dove un gruppo di conigli scampati ai cacciatori scavava buche e cunicoli. E più ci riflettevo e più associavo quella storia a qualcosa di biblico e di epico. Una roba a metà strada tra l’esodo degli ebrei dall’Egitto e la fuga di Enea da Troia.

(continua a leggere su Miccia Corta)