La macchina del fango internazionale contro Striscia la Notizia

E il battagliero intervento in sua difesa del senatore Lannutti

Il sito del Senato riporta la trascrizione stenografica dell’intervento in aula del senatore Lannutti dell’Italia dei Valori di martedì, riferito a questa storia ma con un’intenzione che è difficile sintetizzare fedelmente, e che quindi lasciamo alle sue parole.

Ai Ministri dello sviluppo economico e degli affari esteri

Premesso che:

la trasmissione “Striscia la Notizia” – che usa le veline come metafora di un giornalismo paludato, popolato in special modo da giornalisti economici che, invece di fare i cani da guardia del potere, fungono da cani da riporto, limitandosi a riportare spesso le veline degli uffici stampa con i quali intessono rapporti amichevoli, quando non vengono foraggiati da regalie, viaggi in località esotiche e prebende senza sviluppare alcun senso critico nei confronti di banche, banchieri, assicuratori, potentati economici, autorità di controllo come Banca d’Italia, Isvap, Consob ed Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), monopolisti elettrici e del gas e dei cosiddetti capitalisti delle bollette e dei pedaggi, irrispettosi degli interessi dei consumatori e delle famiglie vessati da rincari di prezzi e tariffe e dalla sistematica distruzione del sudato risparmio con il fenomeno del “risparmio tradito” – non si è mai inginocchiata, a differenza di testate storiche più antiche e blasonate, al cospetto del potere economico e politico, sviluppando, al contrario, una funzione di supplenza anche dell’autorità giudiziaria e delle distratte autorità, che non sempre sembrano agire con la necessaria indipendenza, funzione che dovrebbe caratterizzare il mestiere e la professione giornalistica di contraltare ad usi, abusi e quotidiani soprusi;

i servizi degli inviati di “Striscia la Notizia”, come di Valerio Staffelli che spesso viene picchiato da personaggi famosi, dall’ex direttore Rai Fabrizio del Noce che con una microfonata gli spaccò il setto nasale agli ordini alla scorta dell’ex Governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio (“dategli un po’ di botte, così se ne va”); o, solo per citare altri dei numerosi casi di pacifica risoluzione delle controversie, in occasione della giornata del risparmio quando, dopo aver inscenato a Roma in Piazza della Cancelleria, una rappresentazione dei ballerini di tango argentini per rappresentare la truffa del sistema bancario italiano che aveva collocato presso 470.000 famiglie obbligazioni argentine attinte dai portafogli titoli delle banche e vendute in contropartita diretta, l’auto blu dell’ex Presidente dell’Abi Maurizio Sella gli passò sopra un piede, o al caso dell’ex Presidente dell’Istat Biggeri, che non rappresentava l’inflazione reale con il changeover, costretto ad inventarsi l’inflazione percepita. Dal Gabibbo, pupazzo rosso inventato da Antonio Ricci per denunciare e smascherare sperperi, sprechi e le malefatte del potere, sempre pronto a raccogliere le denunce dei cittadini, a Stefania Petix con il bassotto siciliano, unica giornalista che denunciò nei servizi il furto con destrezza di Giampiero Fiorani e della Popolare di Lodi, che ad avviso dell’interrogante con il consenso della Banca d’Italia addebitò d’imperio nella notte tra Natale e Capodanno con un avviso sulla Gazzetta Ufficiale circa 100 euro ad oltre 1 milione di correntisti arrivando ad utilizzare perfino i conti dormienti (e quindi anche dei defunti) per le sue ambizioni di potere, vicenda che ha portato ad una recente sentenza di condanna, da parte della Procura della Repubblica di Pisa, a Gimmy Ghione, i cui servizi giornalistici, con minaccia di pignoramento alle banche che, nonostante fossero state condannate dai tribunali a pagare l’anatocismo bancario, anche in presenza dell’ufficiale giudiziario, rifiutavano di eseguire sentenze esecutive, sono serviti a sbloccare le vertenze con immediata emissione dell’assegno circolare, agli strani commissariamenti della Banca d’Italia, come nello scandalo Delta Cassa di Risparmio di San Marino, che ha messo in mezzo ad una strada 2.000 famiglie, fino all’anatocismo bancario, al caro conto corrente, all’omessa vigilanza di Consob e Banca d’Italia nei casi di Cirio, Parmalat e del risparmio tradito, servizi che assumono una vera e propria funzione di supplenza e, spesso, anche di risoluzione pacifica delle controversie;

altri inviati di Striscia, come Valerio Ballantini, Max Laudadio, Moreno Morelli, Charly Gnocchi, Giampaolo Fabrizi, Cristina Gabetti, Edoardo Stoppa, eccetera, impreziositi dalla conduzione egregia in studio di Ezio Greggio, Enzo Iacchetti, ed altri che si avvicendano, svolgono una vera e propria funzione sociale e di supplenza rispetto ad una informazione servile ed inginocchiata agli interessi economici. Non è certamente colpa di “Striscia la Notizia”, se occorre invocare la trasmissione satirica ed i suoi inviati di punta, per trovare spesso soluzione ai problemi che affliggono i cittadini alle prese con usi, abusi e quotidiani soprusi, dalla mala giustizia, alla burocrazia soffocante, dalle bollette telefoniche, elettriche e del gas “gonfiate” con servizi fantasma, ai quotidiani soprusi di un sistema bancario arrogante ed inefficiente che ha allocato ad 1 milione di risparmiatori bond “spazzatura” per oltre 50 miliardi di euro negli ultimi anni, ai falsi dentisti, alla mala sanità, agli sperperi e sprechi delle regioni, alla tutela degli animali maltrattati. Striscia non è la malattia, ma il sintomo di un Paese che dovrebbe vergognarsi quando bisogna ricorrere ai pupazzi di pezza come il Gabibbo, od ai comici, come Beppe Grillo, per trovare giustizia e soluzione alle annose controversie. Se Striscia non ci fosse, bisognerebbe inventare una forma irriverente di notizie e di giornalismo, in un periodo in cui i giornalisti, invece di fare le inchieste per fornire ai lettori ed all’opinione pubblica strumenti di conoscenza e verità (seppur mediati dai mezzi, anche considerando che “il mezzo è il messaggio”, come affermava Mc Luhan), per formarsi una coscienza civile, eseguono spesso i desiderata del potere pubblicando false verità, tessendo le lodi dei banchieri, assicuratori o Governatori di turno, senza assolvere alla funzione sociale di contropotere, prevenendo così forme acute di corruzione ed un sistema gelatinoso senza soluzione di continuità in una degradante rappresentazione dell’etica pubblica;

considerato che:

in un articolo pubblicato sul quotidiano “Libero”, Giampiero Mughini scrive: «Qualcuno di voi non se n’è accorto, ma la Terza Guerra Mondiale è già scoppiata. A differenza che nella Seconda, questa volta non si tratta di morire per Danzica, la città polacca che i tedeschi volevano a tutti i costi tanto da mandare all’attacco i loro micidiali Panzer. Questa volta la posta in gioco è una ben nota trasmissione televisiva, Striscia la notizia, di cui qualcuno dice che è l’arma letale di cui dispongono i berlusconiani a umiliare e annichilire moralmente il Paese. E dunque, per usare una bella espressione che fa da titolo a un libro di Alfio Caruso, “Tutti i vivi” all’assalto di Striscia e delle sue nefande veline. L’attacco all’arma bianca, e a dimostrazione che le donne quando ci si mettono non temono i pericoli della prima linea, era stato condotto da Barbie Nadeau, una giornalista americana che da quindici anni vive in Italia, da dove oltre che collaborare alla Cnn manda delle corrispondenze a Newsweek, magazine fra i più prestigiosi al mondo. Era stata lei a scrivere (su Newsweek del 15 novembre del 2010) quanto l’avesse inorridita una puntata della trasmissione di Antonio Ricci dove diceva di averne viste di cotte e di crude in fatto di pornografia la più infamante. Il piglio dell’articolo era drammatico.

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