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  • giovedì 28 Aprile 2011

In Siria si dimettono 230 membri del partito Ba’ath

Protestano contro la repressione del presidente Assad: le vittime sarebbero già oltre cinquecento

L'ONU non è ancora riuscita a trovare un accordo per una risoluzione sulla Siria

Duecentotrenta membri del partito di governo siriano – il partito Ba’ath – hanno dato le dimissioni in blocco per protestare contro la crescente violenza adottata dalle forze di sicurezza contro i manifestanti. Secondo le ultime stime dall’inizio delle proteste circa sei settimane fa sarebbero morte almeno cinquecento persone.

«Considerando il tradimento dei valori del nostro partito da parte delle forze di sicurezza, annunciamo il nostro ritiro senza rimpianto», si legge nella comunicazione ufficiale con cui alcuni membri del partito Ba’ath hanno dato l’annuncio delle loro dimissioni. La lettera accusa l’esercito di avere sparato contro case, moschee e chiese e di avere fomentato la violenza tra la maggioranza sunnita e la minoranza sciita.

Venerdì il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite si era riunito su richiesta degli Stati Uniti per esaminare la situazione della Siria ma non era riuscita a trovare un accordo su una risoluzione comune. Deera, la città nel sud della Siria da cui le proteste hanno avuto inizio, è assediata dall’esercito ormai da giorni e gli abitanti iniziano a essere senza acqua, cibo e medicine. Diversi testimoni hanno raccontato che i corpi dei manifestanti uccisi per strada vengono caricati all’interno di camion frigoriferi e portati via.

Il presidente Assad è salito al potere nel 2000 alla morte del padre Hafiz al-Assad, che a sua volta era stato presidente della Siria per trent’anni. L’immagine di nuovo giovane leader mediorientale che si era costruito nei suoi primi anni di governo aveva lasciato sperare in una progressiva apertura del violento regime di polizia siriano, ma la durissima repressione delle proteste delle ultime settimane ha ormai spazzato il campo da qualsiasi residua aspettativa. Oggi la famiglia reale britannica ha ritirato l’invito dell’ambasciatore siriano per il matrimonio del principe William e di Kate Middleton.