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  • domenica 10 Aprile 2011

Si può uscire dall’Unione Europea?

Proviamo a prendere sul serio Berlusconi e la sua dichiarazione di ieri a Lampedusa

Ieri il PresdelCons è stato a Lampedusa e, tra le molte cose che ha detto a proposito dell’immigrazione, ha rinnovato l’invito ai paesi membri dell’Unione Europea a farsi carico del problema dell’immigrazione e a non lasciare soli i paesi del Mediterraneo – l’Italia soprattutto – che sta affrontando il crescente afflusso di migranti provenienti dal Nordafrica. Nel sottolineare questo punto, Berlusconi ha detto:

«L’Europa o è una cosa concreta o sarà meglio dividerci»

Prendiamolo sul serio: l’Unione Europea può dividersi? E come?

Fino a pochi anni fa non esisteva una procedura definita per permettere a un Paese di uscire volontariamente dall’Unione Europea. Questa è stata introdotta dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, che contiene una clausola di recesso dall’Unione all’articolo 50.

Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione.

Lo Stato membro che decide di recedere notifica tale intenzione al Consiglio europeo. Alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso, tenendo conto del quadro delle future relazioni con l’Unione. L’accordo è negoziato conformemente all’articolo 218, paragrafo 3 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Esso è concluso a nome dell’Unione dal Consiglio, che delibera a maggioranza qualificata previa approvazione del Parlamento europeo.

Il trattato afferma quindi il diritto di ogni Stato di uscire dall’Unione Europea. Lo Stato in questione non deve fare altro che comunicare la sua decisione al Consiglio europeo: a quel punto si apre un negoziato tra il Paese in questione e l’Unione e ad accordo raggiunto spetta al Consiglio e al Parlamento europeo approvare a maggioranza l’uscita del Paese dall’Unione (la durata del negoziato è due anni, oltre i quali si andrebbe direttamente al voto, ma possono esserci delle proroghe).

Ovviamente non è chiaro in che modo questo possa facilitare una gestione comune dell’immigrazione: anzi, sicuramente il venir meno del legame politico, economico e simbolico renderebbe più complicata la collaborazione richiesta dal Governo. Anche perché, com’è ovvio, il recesso dall’Unione Europea rende inapplicabili i trattati europei riguardo lo Stato che vuole lasciare l’Unione, che non potrà più nemmeno partecipare “alle deliberazioni né alle decisioni del Consiglio europeo e del Consiglio che lo riguardano”. Inoltre, uscire dall’Unione Europea comporterebbe necessariamente l’uscita dall’Eurozona. Tutte azioni che con ogni probabilità avrebbero conseguenze catastrofiche per l’Italia.

Il recesso volontario non è l’unico modo di uscire dall’Unione Europea, comunque. La Commissione europea, infatti, ha il potere di sanzionare gli stati membri inadempienti nella ratifica e nel recepimento delle direttive comunitarie e, una volta aperta una procedura di infrazione formale con un primo preavviso, può decretare l’espulsione dello Stato membro se questo insiste a non volersi adeguare.

foto: JEAN-CHRISTOPHE VERHAEGEN/AFP/Getty Images