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  • mercoledì 23 febbraio 2011

11 cose su Salinger per impallinati

A un anno dalla morte di Salinger è uscita una nuova biografia e 50 lettere indirizzate a un amico

È uscita una nuova biografia di J.D. Salinger, a un anno dalla sua morte. Si intitola J. D. Salinger: A Life, è pubblicata da Random House e scritta da Kenneth Slawenski, creatore del sito DeadCaulfields.com. La nuova biografia è opera di un appassionato più che di un critico letterario, ed è stata lodata per aver aggiunto nuovi dettagli alla vita di Salinger, cercando di spiegare il rapporto tra il carattere di Salinger e le sue opere. Altri critici invece l’hanno accusata di essere eccessivamente parziale, di sorvolare sugli aspetti negativi della personalità di Salinger e di essere poco precisa.

Inoltre in occasione dell’anniversario della morte, il 27 gennaio  l’Università britannica dell’Est Anglia ha messo a disposizione del pubblico 50 lettere di Salinger scritte a macchina e quattro cartoline scritte a mano tra l’ottobre del 1986 e il gennaio del 2002. Le lettere sono indirizzate a Donald Hartog, un amico conosciuto a Vienna nel 1938 quando Salinger aveva 18 anni. I due iniziarono a scriversi durante la Seconda guerra mondiale, poi il rapporto si interruppe e riprese negli anni Ottanta. Le prime lettere andarono distrutte: Hartog le bruciò prima di un trasloco, sostenendo che “questo ragazzo non sarebbe andato da nessuna parte”.

La mamma irlandese
Slawenski racconta che la madre di Salinger non era un’irlandese cattolica, come lo stesso Salinger aveva raccontato alla figlia Margaret. Si chiamava Marie Jillich, era nata in una piccola città dell’Iowa e aveva origini sia tedesche che irlandesi. Marie cambiò il suo nome in Miriam, dopo essersi sposata con Solomon Salinger ed essersi convertita al giudaismo. Il padre di Salinger, figlio di un immigrato ebreo russo, dirigeva un teatro a Chicago prima di emigrare a New York e dedicarsi a importare carne e latte dall’Europa.

Bambino prodigio
Slawenski racconta che la madre dello scrittore “credeva completamente nel suo talento”; il giovane Salinger, abituato dai complimenti della mamma, “si aspettava che tutti avessero la stessa reazione; aveva poca pazienza o considerazione per quelli che dubitavano del suo talento o non condividevano la sua opionione”. Slawenski sostiene che proprio la certezza di essere speciale lo avrebbe reso nel futuro impaziente con le altre persone.

La donna di Chaplin
A 22 anni Salinger incontrò Oona O’Neill – figlia del premio Nobel per la letteratura Eugene – che ne aveva 16. I due iniziarono una relazione ma due anni dopo, nel 1943, lei lo lasciò per Charlie Chaplin che sposò nello stesso anno. Secondo Slawenski, la storia con Oona sarebbe riflessa nel racconto breve Slight Rebellion Off Madison pubblicato nel 1946 sul New Yorker e che costituirà un punto di partenza per il Giovane Holden. Avrebbe anche fornito lo spunto per l’incontro tra il Holden e Sally Hayes.

Lettere dal fronte
Probabilmente la parte più interessante dalla nuova biografia è quella dedicata all’esperienza di Salinger durante la Seconda Guerra Mondiale: Slawenski racconta nuovi dettagli, sottolinea come l’esperienza della guerra abbia segnato fortemente lo scrittore, e la mette in relazione con alcune sue opere. Slawenski racconta che Salinger partecipò allo sbarco in Normandia e riporta che dei 3.080 membri del reggimento che sbarcò con lui ne sopravvissero 1.130. Salinger ha poi combattuto nel dodicesimo reggimento la battaglia della Foresta di Hürtgen, che si svolse tra il 19 settembre 1944 e il 10 febbraio 1945. Si tratta della battaglia più lunga combattuta in Germania durante la Seconda guerra mondiale e la battaglia più lunga mai combattuta dall’esercito statunitense in tutta la sua storia. Dei 3.080 soldati del ricostituito reggimento che parteciparono alla battaglia ne sopravvisero solo 563. Secondo Slawenski sarebbe proprio il ricordo di questa battaglia a tormentare il Sergente X, protagonista del racconto Per Esmé: con amore e squallore. Salinger si salvò e venne subito mandato a combattere l’offensiva delle Ardenne – l’ultimo grande tentativo di rimonta da parte dell’esercito tedesco.

Infine, nel 1945 Salinger partecipò alla liberazione dei prigionieri di Dachau. A luglio si fece ricoverare in un ospedale: soffriva di un disturbo post-traumatico da stress. In una lettera a Ernest Hemingway – che aveva conosciuto al Ritz poco dopo la liberazione di Parigi – scrisse che si trovava “in uno stato di costante abbattimento”. In un’altra lettera indirizzata a un amico Salinger scrisse che mentre l’esercito tedesco si arrendeva lui si trovava a letto e fissava “una pistola calibro 45 che stringeva tra le mani” chiedendosi che cosa sarebbe successo se avesse sparato contro il suo palmo sinistro. È una scena che anticipa la fine del racconto Un giorno ideale per i pesci banana.

La moglie tedesca
Secondo Slawenski è proprio il trauma della guerra e il successivo esaurimento nervoso che lo porta a sposare improvvisamente Sylvia Werther, un’oculista tedesca. Nel 1946 i due si recarono in visita a New York, il loro rapporto iniziò a deteriorarsi e la moglie ritornò in Europa e chiese il divorzio.

Il buddismo
Salinger iniziò a interessarsi al buddismo zen e al misticismo cattolico a partire dal 1946. Nel 1950 aveva abbracciato gli insegnamenti del mistico indiano Sri Ramakrishna. Slawenski scrive che Salinger considerava Il giovane Holden “l’equivalente di una meditazione spirituale”. Gli ammiratori e la pubblicità lo infastidivano perché “interrompevano la sua meditazione”, cercando di lusingare il suo ego danneggiando il suo spirito. Secondo Slawenski la filosofia zen e il trauma della guerra – che gli avrebbe causato una costante depressione – sarebbero tra le principali ragioni del progressivo isolamento dello scrittore.

Un uomo diverso
Chris Bigsby, professore di Studi Americani presso l’università dell’Est Anglia in cui sono conservate le lettere, ha detto che queste “mostrano un uomo completamente diverso” rispetto all’immagine di scontroso, scorbutico e riservato che abbiamo di Salinger. “Questo è un uomo che va in autobus a farsi delle gite a Nantucket, alle cascate del Niagara, o al Gran Canyon, e a cui piace chiacchierare con le persone che incontra lungo la strada”. “Gli piace visitare le gallerie d’arte, andare a teatro, ed è disposto a volare fino a Londra per assistere a una rappresentazione di Alan Ayckbourn o di Anton Chekhov”. Frances Hartog, la figlia di Donald, ha trovato le lettere in un comodino dopo la morte del padre avvenuta nel 2007. Ha raccontato che nel 1989 Salinger si recò a Londra per festeggiare i 70 anni del padre. I due andarono insieme a teatro e allo zoo, e Donald presentò a Salinger i suoi tre figli. Frances Hartog ammirava molto Salinger come scrittore, ed era particolarmente timorosa di incontrarlo. A quanto pare era un timore inutile: Salinger “era molto a suo agio – racconta – era brillante e veramente interessato a mio padre e alla mia famiglia”. Le lettere sono amichevolmente indirizzate a “Don” e firmate “Jerry”.

I vicini
Dopo la morte, i vicini di Salinger lo descrissero come una persona “gentile, una figura senza pretese”: un’immagine così diversa dall’uomo recluso e schivo descritto nelle memorie della figlia Margaret e dell’ex amante Joyce Maynard.

Musica lirica
Salinger amava ascoltare la musica lirica, e Josè Carreras era il suo preferito tra i cosiddetti “tre tenori”.

Il tennis
Gli piaceva molto guardare le partite di tennis e ammirava in modo particolare John McEnroe e Tim Henman.

Hamburger
A Salinger piacevano molto gli hamburger e riteneva che i migliori fossero quelli di Burger King.

– Luca Sofri: La donna che tradusse il Giovane Holden