• Cultura
  • venerdì 18 Febbraio 2011

La prima canzone di protesta

È di Billie Holiday, secondo un libro appena uscito in Inghilterra

Il Guardian ha pubblicato un estratto del libro 33 Revolutions per Minute: A History of Protest Songs, from Billie Holiday to Green Day, in cui il critico musicale Dorian Lynskey spiega e racconta le grandi le canzoni di protesta, da quelle militanti e pacifiste di Bob Dylan agli album dei Green Day contro la guerra in Iraq.

Secondo Lynskay la prima grande canzone di protesta è Strange Fruit, nell’interpretazione di Billie Holiday. La cantante la eseguì per la prima volta al night club Café Society di New York nel 1939, all’età di 23 anni. Strange Fruit è una denuncia del razzismo e in particolare dei linciaggi a cui venivano sottoposti i neri del sud degli Stati Uniti: alla fine della canzone si capisce che lo “strano frutto” penzolante dall’albero è il cadavere di un nero impiccato.

Lynskay prova a immaginare le reazioni di un possibile spettatore dell’epoca.

Dopo l’ultima parola – un grido lungo e bruscamente interrotto della parola “raccolto” – l’intera sala piomba nel buio. Quando ritorna la luce, Billie Holiday se n’è andata. Applaudi, ammirato per il coraggio e l’intensità dell’esibizione, stordito dalla poesia macabra del testo, sentendo che in quella stanza si sta facendo la storia? O ti muovi scomodamente sulla sedia, rabbrividendo per la strana atmosfera che c’è nell’aria, e pensando tra te e te “e questo sarebbe intrattenimento”? È proprio questo il nocciolo della relazione tra politica e musica pop nei decenni a venire, e questa è la prima volta che ci si pone una domanda simile.

L’autore di Strange Fruit è Abel Meeropol, un ebreo americano e comunista(anni dopo adottò i figli orfani dei coniugi Rosenberg). Meeropol avrebbe scritto il testo nel 1930 dopo aver visto un nero impiccato nello stato dell’Indiana, e successivamente avrebbe aggiunto la melodia. Lynskay racconta che Strange Fruit non è certamente la prima canzone con un messaggio politico esplicito, ma è la prima di queste a essere direttamente legata al mondo dell’intrattenimento.

«Non si limita a mescolare il sangue: lo gela. Fino a questo momento le canzoni di protesta avevano un ruolo di propaganda. Strange Fruit ha dimostrato che potevano avere anche un valore artistico».

I primi interpreti di Strange Fruit furono la moglie e gli amici di Meeropol. Nel 1938 venne cantata da Laura Duncan a Madison Square; quel giorno tra la folla si trovava anche Robert Gordon, la persona che da poco dirigeva lo spettacolo di Billie Holiday al Cafè Society. Meeropol chiese a Gordon di proporre a Holiday la canzone, e la storia vuole che questa avrebbe accettato di interpretarla soltanto per fare un piacere a Gordon e al proprietario del locale. Billie Holiday ha detto poi di aver subito apprezzato Strange Fruit, ma Meeropol ricorda che «a dire il vero, non penso che si sentisse molto a suo agio con la canzone».

Strange Fruit venne registrata il 20 aprile 1939 presso i Brunswick’s World Broadcasting Studios di New York, e venne messa in commercio tre mesi dopo. Il successo fu enorme. Gli attivisti che si opponevano alle leggi che giustificano i linciaggi e gli omicidi dei neri spedivano copie della canzone ai parlamentari, e contemporaneamente alcune radio la bandirono. Un giornale locale di Washington si chiese se la diffusione della canzone avrebbe potuto scatenare nuovi linciaggi, un altro gironalista la chiamò “la Marsigliese dei neri”.

Molti artisti l’hanno reinterpretata negli anni successivi, ma la versione di Billie Holiday è tuttora la più apprezzata per la sua intensità. Nel 1999 Time l’ha eletta “canzone del secolo”. La sua esecuzione più celebre è quella del 1947 alla New York Carnegie Hall di New York. Billie Holiday si trafisse per sbaglio il cuoio capelluto con uno spillo e il sangue cominciò a scorrere lungo il suo viso. Time definì la performance “un nodo alla gola”.