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  • domenica 13 febbraio 2011

Le prove generali delle primarie repubblicane

All'annuale raduno degli ultraconservatori un sondaggio ha premiato l'anziano Ron Paul

Paul non vincerà mai ma la sua affermazione dice a che punto è la destra americana

di Francesco Costa

Negli Stati Uniti si tiene ogni anno un evento che si chiama Conservative Political Action Conference, che viene spesso riassunto con la sigla CPAC: è un congresso aperto a politici e associazioni americane di orientamento politico che va dal conservatore all’ultraconservatore. Vi partecipano personaggi di ogni sorta: deputati, senatori, opinionisti, giornalisti militanti, politici dalle idee piuttosto estremiste e altri, spesso con aspirazioni presidenziali, che benché più moderati cercano di ingraziarsi un pezzo piuttosto influente del loro elettorato. Negli anni, dal palco del CPAC sono passati Ronald Reagan, Geoerge W. Bush, Dick Cheney e vari altri candidati alle primarie e alle presidenziali americane.

L’edizione 2011 del CPAC si tiene in questi giorni e ieri ha avuto luogo un altro dei motivi di interesse dell’evento: lo straw poll, il sondaggio sul gradimento dei politici repubblicani effettuato dai partecipanti al congresso. Va da sé che con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali e dell’inizio delle primarie repubblicane, il risultato dello straw poll acquisisce rilevanza politica e giornalistica: da che parte si schiererà l’ala più conservatrice della destra statunitense? Lo straw poll del 2011 l’ha vinto Ron Paul, ieri. E bisogna spiegare chi è, perché non si tratta di uno dei personaggi normalmente accreditati come papabili alle prossime presidenziali.

Ron Paul ha 75 anni, è un deputato texano e la carica di deputato è la più alta che abbia rivestito nel corso della sua carriera: mai senatore, mai governatore, naturalmente mai alla Casa Bianca. Ci ha provato due volte, nel 1988 e nel 2008, e tutte e due le volte non gli è andata bene. È il padre di Rand Paul, candidato dei tea party eletto senatore in Kentucky alle ultime elezioni di metà mandato, ed è un personaggio colorito e molto popolare nella destra americana. Le sue idee economiche sono ultraliberiste, le sue idee in campo fiscale sono ultraconservatrici (tagli alla spesa, tagli alle tasse), ma ha anche posizioni più spiazzanti: è stato contrario alla guerra in Iraq, è aperto alla legalizzazione della marijuana e in sintesi crede che lo stato debba occuparsi del minor numero di cose possibili. Poi è anche un efficace demagogo, è uno strenuo difensore della Costituzione, ha flirtato con qualche bislacca teoria cospirazionista, ha usato la rete meglio e prima di molti suoi colleghi e negli anni si è costruito una solida popolarità di vecchio e affidabile paladino delle idee ultraconservatrici, tanto da aver vinto lo straw poll del CPAC anche l’anno scorso.

Quello che dicono i sondaggi nazionali è che – nonostante la sua vittoria di ieri e la stima dei suoi amici ultraconservatori – Ron Paul non ha speranze presidenziali: né di vincere le primarie, a cui comunque non si è ancora candidato, né tantomeno di vincere le elezioni di novembre. Lo stesso straw poll non è poi così indicativo delle preferenze repubblicane: nel 2005 vinse Rudolph Giuliani, poi spazzato via alle primarie del 2007; nel 2007 e nel 2008 vinse Mitt Romney, ma John McCain non fece molta fatica a soffiagli la nomination. A parte Romney, i favoriti alle primarie del 2012 hanno faticato nello straw poll: Sarah Palin ha avuto solo il 3 per cento dei voti, Mike Huckabee il 2 per cento, Tim Pawlenty il 4 per cento. Va detto che parliamo di candidature del tutto teoriche: fino a questo momento nessun repubblicano si è candidato ufficialmente, e questo rende i risultati del sondaggio ancora più volatili.

Un dato però si può capire comunque, cioè la conferma di una tendenza che dura da almeno quattro anni, nella destra americana: perdono interesse e valore i cosiddetti temi etici – l’aborto, i matrimoni gay, i valori religiosi – e ne guadagnano quelli economici, le tasse, il debito pubblico, le dimensioni e le prerogative del governo. Ne conseguono segnali poco rassicuranti per potenziali candidati come Sarah Palin e Mike Huckabee e altri più incoraggianti per le aspirazioni presidenziali di Mitt Romney e Jon Huntsman, due repubblicani con posizioni relativamente moderate (soprattutto il secondo) sui temi sociali ma conservatori dal punto di vista economico. Non che per loro le cose siano facili. Entrambi sono mormoni, religione che agli ultraconservatori è sempre piaciuta poco, e soprattutto entrambi hanno qualcosa da far dimenticare alla destra americana. Nel caso di Romney è la riforma sanitaria fatta approvare quando era governatore del Massachusetts, molto simile a quella di Obama, che i repubblicani odiano a morte. Nel caso di Huntsman è aver lavorato fianco a fianco di Obama in questi due anni passati a Pechino come ambasciatore statunitense in Cina.

foto: Chip Somodevilla/Getty Images