Domani la sfiducia su Bondi

Se la sfiducia si dovesse votare domani o dopodomani, il ministro Bondi rischierebbe grosso

Si discute di un rinvio alla settimana prossima, per dare tempo alla maggioranza di serrare i ranghi

Aggiornamento. La conferenza dei capigruppo ha deciso di fissare il voto della mozione di sfiducia nei confronti del ministro Bondi per domani alle 17.

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La mozione di sfiducia presentata dall’opposizione nei confronti del ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, è da ieri in discussione alla Camera. Il confronto tra i deputati continuerà oggi e poi nel pomeriggio la conferenza dei capigruppo deciderà quando tenere il voto: se domani, dopodomani o se, come ha proposto l’UdC, la settimana prossima. Ma a questo arriviamo più avanti.

Lo scorso 14 dicembre il governo ha ottenuto la fiducia della maggioranza relativa della Camera: 314 voti, contro i 311 a favore della sfiducia e i due astenuti. Un risultato ottenuto grazie a due circostanze fondamentali: la presenza in aula di tutti i molti membri del governo che oltre a essere ministri e sottosegretari sono anche deputati e la decisione di tre deputati eletti con l’opposizione di cambiare schieramento e votare con il governo. Ma c’è un altro fatto fondamentale: l’astensione dei due deputati della SVP, convinti a non partecipare al voto dagli impegni assunti precipitosamente dal governo nei confronti del Sudtirolo. Se questi, eletti con l’opposizione, avessero votato come hanno sempre fatto in questa legislatura, cioè contro il governo, il vantaggio per il centrodestra sarebbe stato di un singolo voto.

Relativamente alla mozione di sfiducia nei confronti di Bondi, la notizia di ieri è che i due deputati della SVP sembrano intenzionati a non ripetere l’astensione del 14 dicembre bensì a votare contro il ministro. Richard Theiner, segretario del partito, ha detto ieri che «sarebbe assurdo votare per un ministro che con il dispendioso restauro del monumento alla Vittoria di Bolzano si è giocato ogni simpatia» e che quindi «la Svp con ogni probabilità voterà la sfiducia». Il monumento alla Vittoria di Bolzano è opera del regime fascista, simbolo del nazionalismo e dell’oppressione della minoranza germanofona. Già negli anni Settanta diversi deputati della SVP, del PCI, del PSI e della DC presentarono un disegno di legge chiedendo di rimuoverlo, e da anni solo i partiti di destra e di estrema destra una volta l’anno portano una corona di fiori. Nel 2009, però, il ministro Bondi ha dato inizio ai lavori di restauro del monumento: un’iniziativa che Bolzano considera revisionista e arrogante. Oggi il Secolo racconta che Bondi si è detto possibilista su una marcia indietro del ministero.

Questioni che, per quanto di rilievo, non sono esattamente di portata strategica per i beni culturali italiani, ma alle quali comunque Bondi ha risposto: il ministro si è detto «particolarmente sensibile» sulla vicenda del monumento alla Vittoria e pronto a far procedere i lavori di recupero «solo se condivisi». Del resto, tante alternative il governo non le ha. O meglio, non le ha vista la volontà di Berlusconi di trasformare la sfiducia a Bondi in un nuovo braccio di ferro sui numeri.

La situazione per Bondi è complicata anche dal fatto che dopodomani si terrà il Consiglio d’Europa sul tema delle persecuzioni dei cristiani. Alla riunione parteciperanno undici deputati italiani, e di questi sei appartengono alla maggioranza: quattro del PdL, uno della Lega e uno di Noi Sud. Ammesso che riesca a portare in aula tutti i membri del governo che sono anche deputati, se la SVP dovesse votare la sfiducia il centrodestra si ritroverebbe comunque in una posizione molto pericolosa. Per questa ragione l’UdC ha chiesto di rinviare il voto alla settimana prossima. La decisione sarà presa questo pomeriggio dalla conferenza dei capigruppo ma questa mattina Bondi ha chiesto che il voto si tenga il prima possibile perché “un ulteriore rinvio sarebbe intollerabile” e “c’è un limite anche a giocare con la dignità delle persone per squallide ragioni di interesse politico”.

Un’altra via d’uscita sarebbe per Bondi l’accettare le condizioni offerte dal Terzo Polo per il ritiro della propria mozione di sfiducia: il reintegro del Fus, il ripristino dei fondi per il ministero, l’assunzione del personale risultato idoneo all’ultimo concorso, l’abbattimento dei limiti di spesa per le mostre e di quello per le sponsorizzazioni degli enti locali. Per Bondi sarebbe però un’umiliazione, una marcia indietro su tutto quanto fatto in questi due anni. Anche l’ipotesi delle dimissioni sembra ridimensionata: era circolata ieri grazie ai retroscena di qualche quotidiano ed è stata smentita dal sottosegretario Giro, secondo cui “il ministro Bondi non ha assolutamente intenzione di rassegnare le dimissioni né prima né dopo la discussione in aula”. E anzi si legge in giro che Berlusconi voglia fare del voto su Bondi l’ennesima prova di forza del governo, e andare allo scontro.

foto: Mauro Scrobogna / LaPresse