Cos’è questo “Polo della Nazione”

Casini e Fini hanno davvero creato una nuova coalizione di centrodestra, o siamo ancora alle chiacchiere?

Forse andranno uniti alle elezioni, forse quasi uniti, forse non si chiameranno nemmeno "Polo della Nazione"

Da ieri pomeriggio campeggia sui siti di news un nuovo nome introdotto nella già ricca onomastica della politica italiana, il “Polo della Nazione”. Da quando Silvio Berlusconi si inerpicò sul famoso predellino a Piazza San Babila e presentò in modo che apparve allora estemporaneo il “Popolo delle Libertà” siamo abituati a essere meno scettici sui battesimi che sembrano estemporanei. E quindi, benché l’annuncio di ieri tra Fini e Casini non sia nuovo e benché la dichiarazione suoni come un modo di riprendere la scena da parte degli sconfitti del giorno prima, forse è il caso di cominciare a segnare sulla rubrica anche “Polo della Nazione”.

A dare all’intesa un profilo di ufficialità ci pensa già il Secolo stamattina, scrivendo in prima pagina:

È nato ufficialmente il Polo della nazione. «Da oggi queste forze si uniscono in un unico polo e da domani agiremo insieme in Parlamento e nel Paese», ha reso noto il deputato di Futuro e libertà Adolfo Urso, arrivando alla riunione all’Hotel Minerva di Roma dei parlamentari di Fli, dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, dell’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli, del Movimento per l’autonomia di raffaele Lombardo, dei Liberaldemocratici.

Cosa vuol dire “un unico polo”? Malgrado il precedente “polo” (quello cosiddetto delle Libertà) fosse un’alleanza formale e ufficiale, quasi un partito di partiti, questo al momento è in progress.

A chi gli chiede se formeranno un gruppo unico parlamentare, Urso ha risposto: «Non tutto in un giorno».

“Un coordinamento unitario”, hanno spiegato i rappresentanti di Udc, Fli, Api, Mpa, Libdem, repubblicani e liberali: e il Secolo addirittura introduce già nel suo articolo la sigla PDN (eravamo ancora in difficoltà a declinare FLI, ma questo è più facile). Ma altri quotidiani riferiscono che le conclusioni della riunione di ieri all’Hotel Minerva di Roma sono state dedicate a una discussione sul nome: Rutelli non era convinto del nome solennemente di destra, Casini perferisce “Polo per l’Italia” e per Repubblica “la disputa viene ora rinviata a gennaio”. E benché le scelte della politica italiana abbiano spesso vita breve, le dichiarazioni di ieri annunciano che alle elezioni eventuali “il Polo si presenterà unito”, dice ancora Repubblica, che mette però poi in campo ipotesi diverse di liste comuni o no al Senato e alla Camera.

“Abbiamo cento parlamentari”, è il titolo dell’articolo, e non è un arrotondamento: dai conti i deputati dei partiti coinvolti sembrano 80 e i senatori 20. Ma se si somma l’adesione di La Malfa e Guzzanti arrivamo a 102, e forse c’è anche Luciana Sbarbati, repubblicana di mobile percorso. I giornali alludono anche a ospitalità per i popolari del PD che si sentono esclusi dal corso bersaniano, ma il Corriere sostiene invece che due del gruppo di Fioroni sarebbero in trattative per passare addirittura al PdL.

Cosa sia, questo “Polo”, per ora non si sa: è probabile che non lo si sappia mai, e che la sua natura non possa superare quella dell’alleanza per ragioni elettorali e di comunicazione. Lo scopo, ieri, era di superare subito la sconfitta e riprendere il pallino, e per qualche ora funzionerà. La conseguenza più immediata per le manovre dovrebbe essere quella di escludere a questo punto un ingresso dell’UDC nel governo, ma quello è un tema che i media non vogliono mai abbandonare, come dimostrano quasi due anni di titoli su questa eventualità senza che essa si sia materializzata. Rispetto alle prospettive elettorali, infine, l’unica cosa certa è che l’attuale legge richiede di superare degli sbarramenti molto ostili per tutti i partecipanti alla riunione di ieri, se fossero soli.