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  • martedì 14 Dicembre 2010

Le Camere possono riunirsi in segreto?

Storia e appigli della sbilenca proposta dell'onorevole Pepe

Alla fine della lunga seduta per il dibattito sulla mozione di sfiducia alla Camera, ieri sera il deputato del Popolo della Libertà Mario Pepe ha chiesto la parola per fare una proposta che ai più è sembrata strampalata: riunire in seduta segreta il Parlamento per il voto finale sul governo. Pepe ha motivato così la sua richiesta, liquidata rapidamente dal presidente della Camera Gianfranco Fini:

In queste ore, le vite private di alcuni parlamentari sono passate al setaccio da un’inchiesta per reati non ancora consumati. Questo è un atto di intimidazione sul voto libero di domani. C’è un clima di tensione. Domani verranno dei pullman per far cadere il Governo dal basso. Per cui, signor Presidente, le chiedo di convocare, sulla base dell’articolo 64 della Costituzione, il Parlamento in seduta segreta al fine di garantire l’incolumità dei parlamentari.

La possibilità di riunire le Camere in seduta segreta, per motivi ben più gravi di qualche autobus zeppo di manifestanti, è in effetti contemplata dalla nostra Costituzione, che all’articolo 64 recita:

Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.

Nella nostra storia repubblicana, l’opzione della seduta segreta non è stata mai adottata da nessuna delle sedici legislature che si sono fino a ora susseguite dal 1948. Tuttavia, nel corso degli anni la possibilità della riunione segreta è stata prospettata, spesso strumentalmente, da alcuni esponenti politici. Nell’ottobre del 1986, per esempio, l’allora ministro degli Esteri Giulio Andreotti propose per la prima volta di riunire il Parlamento in seduta segreta per leggere i documenti riservati sottoscritti da Italia e Stati Uniti per far partecipare le industrie italiane alle ricerche sullo scudo spaziale statunitense. Il Partito Comunista protestò e alla fine non se ne fece nulla.

Nel dicembre del 1998, l’allora premier Massimo D’Alema riferì in segreto gli ultimi aggiornamenti sul caso Ocalan, il leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan che aveva cercato asilo politico in Italia, alle conferenze dei capigruppo delle due Camere. Questa scelta consentì al governo di rimandare la discussione alla Camera e al Senato, che comunque non si riunirono poi in seduta segreta.

Tra il 1946 e il 1948, nel periodo di transizione dalla monarchia alla repubblica, l’Assemblea Costituente si riunì in segreto il 17 aprile del 1947 per discutere alcuni problemi interni legati alla politica e alle istituzioni. La documentazione di quella seduta è conservata presso gli archivi della Camera nella Serie dei Comitati segreti. Come riferisce il resoconto sulla transizione costituzionale, le riunioni in segreto furono complessivamente due «per discutere problemi interni».

Il precedente più importante nella storia parlamentare dell’Italia risale al 1917, quando il Parlamento discusse in una serie di sedute segrete la cocente disfatta di Caporetto. Lo scontro della Prima guerra mondiale tra le forze del Regio esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche si concluse con la sconfitta degli italiani nella valle dei fiume Isonzo, condizione che portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna e a una revisione delle strategie belliche dell’esercito italiano.

All’epoca non c’era naturalmente la Costituzione repubblicana, ma venivano applicati lo Statuto Albertino del 1848 e le sue successive modifiche e integrazioni. L’attuale articolo 64 è sostanzialmente una derivazione dell’articolo 52 dello Statuto:

Le sedute delle Camere sono pubbliche. Ma, quando dieci membri ne facciano per iscritto la domanda, esse possono deliberare in segreto.

Il deputato del PdL, Mario Pepe, ha difeso la propria proposta citando proprio il caso del dibattito in segreto dopo Caporetto. Tecnicamente quell’evento fa però parte della storia monarchica del nostro paese e, soprattutto, si verificò per analizzare un momento tragico che portò alla morte di almeno 13mila persone e a gravi conseguenze politiche e internazionali.

foto: Mauro Scrobogna / LaPresse