• Mondo
  • martedì 30 Novembre 2010

Scontri e polemiche in Egitto, dopo il voto

I Fratelli Musulmani denunciano irregolarità alle elezioni parlamentari di domenica

Il prossimo anno l'Egitto voterà per eleggere il nuovo Presidente, Mubarak è al potere da trent'anni

Migliaia di persone da ieri stanno protestando in Egitto contro presunti brogli e irregolarità alle elezioni parlamentari di domenica. I risultati ufficiali non sono ancora stati diffusi, ma secondo le prime proiezioni il partito del presidente Hosni Mubarak (Partito Nazionale Democratico) sembra essere riuscito a prendere il controllo della stragrande maggioranza dei seggi, mentre i Fratelli Musulmani – il maggiore gruppo di opposizione presente nel paese – probabilmente non manterranno nessuno degli 88 seggi che erano riusciti a conquistare alle ultime elezioni legislative del 2005.

Già da alcune settimane la polizia aveva iniziato a scontrarsi con i sostenitori dei Fratelli Musulmani, arrestando circa millequattrocento persone prima del voto di domenica. Il governo aveva anche ordinato la chiusura forzata di molte televisioni indipendenti e rifiutato la richiesta di consentire l’ingresso di osservatori per monitorare il corretto svolgimento delle elezioni, nonostante le richieste di molti governi stranieri.

Secondo molte organizzazioni umanitarie, le elezioni in Egitto degli ultimi anni sono state spesso caratterizzate da brogli in favore del partito al potere, assicurandogli il controllo del parlamento. Alle ultime elezioni del 2005 la polizia aveva addirittura chiuso interi seggi elettorali per impedire che sostenitori dell’opposizione potessero votare. Gli scontri che ne erano seguiti avevano causato dieci morti. Per via delle notevoli restrizioni di sicurezza imposte dal governo, i Fratelli Musulmani sono accettati come movimento sociale, ma non possono costituirsi come partito politico. Per questo i loro membri si sono dovuti candidare all’interno di altri raggruppamenti politici.

Le elezioni di domenica si sono svolte con un occhio già rivolto alle presidenziali del prossimo anno. Il presidente Hosni Mubarak, 82 anni, è a capo dell’Egitto ormai da trent’anni e date le sue precarie condizioni di salute stavolta sembrerebbe davvero arrivato il momento di lasciare il potere. Negli ultimi mesi la stampa araba ha fatto molte ipotesi sulla malattia di Mubarak e sulle possibilità di una eventuale successione politica. La più probabile al momento sembra quella del figlio minore Gamal Mubarak, che sta emergendo all’interno del Partito Nazionale Democratico e che starebbe cercando di tessere nuove alleanze politiche in vista delle prossime elezioni.

Da alcuni mesi il premio Nobel per la Pace Mohamed ElBaradei sta conducendo una campagna molto aggressiva contro Mubarak e il suo partito, e poco alla volta la coalizione che si sta formando intorno a lui potrebbe diventare un avversario pericoloso alle prossime elezioni. ElBaradei chiede da tempo la riforma del sistema politico egiziano, a partire dalla revoca dello stato di emergenza in vigore dal 1981, e si propone come catalizzatore di un dissenso sempre più trasversale nei confronti del regime. A giugno anche i Fratelli Musulmani hanno annunciato il loro appoggio alla campagna di ElBaradei, favorendo quella saldatura tra opposizione laica e opposizione islamista che Mubarak ha cercato finora di impedire. «Abbiamo una visione», ha detto al New York Times Sobhi Saleh, candidato con i Fratelli Musulmani nella città di Alessandria, «più perdiamo seggi parlamentari, più guadagniamo consenso per strada: le persone sanno che queste elezioni sono state boicottate».