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  • giovedì 3 Giugno 2010

In Egitto l’unione potrebbe fare la forza

I Fratelli Musulmani annunciano di appoggiare la campagna elettorale di ElBaradei: è la saldatura tra opposizione laica e opposizione islamista temuta da Mubarak

di Roberto Roccu

Le elezioni dell’altroieri della Shura, una delle due camere del parlamento, insieme alle ormai consuete lamentele di brogli elettorali da parte delle opposizioni, potrebbero generare una forte scossa all’interno dello scenario politico egiziano. E non per il risultato delle elezioni in sé. Ma perché come ha riportato BBC News, i Fratelli Musulmani – maggiore gruppo di opposizione islamista – hanno annunciato il proprio appoggio alla campagna di Mohamed El-Baradei per l’avvio di sostanziali riforme del sistema politico egiziano.

Le elezioni del primo giugno avrebbero dovuto essere un test di routine per il Partito Nazionale Democratico (National Democratic Party, NDP) del presidente, ed invece potrebbero tramutarsi in una brutta gatta da pelare. Per via delle notevoli restrizioni di sicurezza imposte alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2005, i Fratelli Musulmani sono ancora accettati come movimento sociale, ma non possono costituirsi come partito politico. L’unica via d’uscita da questa segregazione politica è la candidatura di membri dei Fratelli Musulmani all’interno di altri raggruppamenti politici.

Alle elezioni di martedì, erano tredici i candidati affiliati ai Fratelli Musulmani. Nessuno è stato eletto, ed oltre alle ormai abituali accuse di brogli, questo potrebbe aver prodotto un’accelerazione delle trattative con l’Associazione Nazionale per il Cambiamento (National Association for Change, NAC), raccoltasi intorno ad ElBaradei negli ultimi mesi. Per il momento si tratta di un supporto condizionato, come dichiarato da Mohamed Saad el-Katatni, portavoce dei Fratelli Musulmani all’Assemblea del Popolo (non esistono come partito però hanno un portavoce che rappresenta i suoi membri in parlamento: è strano, ma è così): “Nelle prossime settimane inizieremo la raccolta di firme in tutto il paese e in tutte le strade in cui i Fratelli Musulmani hanno una presenza forte” ha affermato, aggiugendo che questo non significa che il gruppo sosterrà un’eventuale candidatura di ElBaradei per la presidenza.

Un altro dettaglio rilevante è che per la prima volta il malcontento ha trovato espressione pubblica anche all’interno del NDP, abituato a monopolizzare le cariche elettive negli ultimi decenni attraverso metodi non esattamente trasparenti. In questo caso però l’accusa mossa nei confronti del regime è perfettamente speculare a quella fatta dai Fratelli Musulmani:

I candidati del NDP scontenti hanno accusato il proprio partito di “tradimento e corruzione”, affermando che i propri seggi sono stati dati all’opposizione per mantenere una parvenza di democrazia. […] Ahmed Salem, deputato in carica nell’Assemblea del Popolo, ha detto che il suo rivale dell’opposizione ha ottenuto solamente 45 voti e aveva perso le tre precedenti elezioni locali. “Dopo questo scandalo, brucerò la mia tessera del NDP in pubblico”, ha affermato Salem. “Lo stato, il governo ed il partito sono tutti corrotti”

In questo clima rovente, parrebbero aumentare le possibilità che si realizzi quella saldatura tra opposizione laica e opposizione islamista che Mubarak ha tentato di impedire per tutti gli ultimi due decenni. E se ElBaradei iniziasse ad avere un supporto interno comparabile a quello che ha raccolto in giro per il mondo, sarà ancora possibile per Mubarak considerarlo solo alla stregua di una mosca che gli ronza attorno? Oppure diventerà una controparte con cui fare i conti nella corsa alla successione? Oppure ancora, un altro avversario da annientare?