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  • lunedì 15 Novembre 2010

Il Parlamento col limite del doppio mandato

Cosa succederebbe ai partiti se alle prossime elezioni non potessero ricandidare chi ha già fatto due mandati

La proposta di dare un limite al numero di mandati parlamentari possibili riemerge ciclicamente da qualche anno, l’ultima volta qualche tempo fa durante l’iniziativa di Matteo Renzi e Pippo Civati a Firenze. L’unico partito ad avere inserito nel suo statuto una simile norma è il Partito Democratico, per quanto in passato numerose deroghe ne hanno molto ridotto l’impatto. Oggi il Sole 24 Ore, dopo aver elencato quali parlamentari hanno già diritto al vitalizio e quali no, immagina cosa succederebbe ai gruppi parlamentari se alle prossime elezioni non potessero ricandidare chi ha già fatto due mandati.

Un parlamentare ogni tre. Più di 360 tra deputati e senatori siedono in parlamento da più di due legislature. L’Italia non è un paese per giovani e le Camere ne sono lo specchio fedele. Così, con la crisi di governo sempre dietro l’angolo, a un nuovo appuntamento elettorale il parlamento si presenterebbe carico di politici di “lungo corso”: venti di loro hanno sulle spalle più di sette mandati e c’è qualcuno che occupava un seggio già nel 1972, durante il secondo governo Andreotti.
I neofiti, alla prima esperienza in aula, sono invece poco meno di un terzo del totale. La loro preoccupazione, legata a una prematura caduta del governo, si chiama pensione. Il diritto al vitalizio, infatti, da questa legislatura scatta dopo cinque anni. Se il premier Silvio Berlusconi dovesse cadere, sono 341 quelli che non vedrebbero nemmeno un euro.
L’ultima nutrita pattuglia di eletti, infine, è composta da chi ha all’attivo due legislature. E, se tutti i partiti italiani dovessero seguire la proposta lanciata dai “rottamatori” del Pd, questi 247 parlamentari alle prossime elezioni sarebbero tagliati fuori.
Il tetto dei due mandati scatenerebbe una tempesta nella politica. A farne le spese più degli altri sarebbe l’Udc. Alla Camera il partito guidato da Casini salverebbe appena il 17% dei suoi deputati, perdendone 29 su 35. Mentre al Senato il taglio arriverebbe al 28 per cento. Anche l’ultimo nato tra i gruppi parlamentari pagherebbe un prezzo molto alto se dovesse prevalere lo spirito di rinnovamento: Futuro e libertà lascerebbe sul campo quasi l’80% dei suoi rappresentanti a Montecitorio e il 60% a Palazzo Madama.

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