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  • martedì 19 ottobre 2010

Sesta giornata di proteste e scioperi in Francia

Continua la mobilitazione dei sindacati contro l'aumento dell'età pensionabile proposto da Sarkozy

Alta la percentuale di adesione agli scioperi e la partecipazione alle 266 manifestazioni di protesta

I principali sindacati francesi hanno indetto per oggi un nuovo sciopero unitario nazionale per protestare contro contro la riforma che prevede di innalzare l’età pensionabile da 60 a 62 anni. Il testo, già passato alla Camera, dovrebbe essere discusso in Senato domani, ma si prevede un rinvio a giovedì.

Erano previste in tutta la Francia 266 manifestazioni di protesta, per la giornata di oggi. Secondo il ministero degli interni, i manifestanti in Francia alle ore 13 di oggi erano 480.000, circa 20.000 in meno rispetto allo scorso 12 ottobre. La CGT, il principale sindacato francese, ha dichiarato che le adesioni allo sciopero hanno raggiunto il 42%, dato in aumento rispetto all’ultima giornata di mobilitazione.

Quello di oggi è il sesto giorno di proteste nazionali unificate negli ultimi due mesi. I continui scioperi hanno portato l’industria del petrolio a un arresto la scorsa settimana, in conseguenza di fermi nelle dodici raffinerie del paese e di uno sciopero nel principale porto petrolifero francese di Fos-Lavera. Anche se in Francia le riserve di carburante possono durare per diverse settimane, il timore di rimanere senza carburante ha svuotato in fretta i distributori di benzina di alcune aree. Lo sciopero degli autotrasportatori ha poi reso il trasporto di carburante e l’approvvigionamento ancora più difficile.

Gli scioperanti di un impianto di produzione di energia elettrica hanno ridotto la tensione nel paese di 3.000 megawatt, costringendo la Francia, per questi giorni, ad importare energia dall’estero. Hanno però dichiarato: “Non pianifichiamo di diminuire ulteriormente la produzione”.

Oggi il principale operatore statale dei trasporti che gestisce la parte principale dell’aeroporto di Parigi Charles De Gaulle, come altri enti statali di erogazione servizi, hanno avvisato gli utenti di possibili interruzioni nel servizio e l’SNCF (la società nazionale dei trasporti ferroviari) ha dichiarato che il numero dei dipendenti in sciopero era il 30,4 % del totale.

Nel frattempo, il ministero dell’Educazione nazionale ha comunicato che gli istituti superiori in agitazione erano stamattina 379, il numero più significativo dall’inizio della mobilitazione, e che dieci degli 83 atenei francesi sono al momento in sciopero.

I disagi, la scarsa disponibilità di carburante, gli scioperi dei trasporti e lo scoppio di violenze in occasione di alcune manifestazioni studentesche hanno determinato un aumento di tensione, tanto che lo stesso Sarkozy ha dichiarato oggi che intende prendere delle misure contro gli scioperi «per garantire l’ordine».

Mentre la sinistra aumenta la pressione sulla Camera e su Sarkozy per ottenere che la riforma sia rimessa completamente in discussione, Sarkozy vuole imporre la ripartenza del paese, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento di carburante. Il presidente, al quale l’opposizione attribuisce la responsabilità dell’attuale momento di tensione sociale, ha fatto appello «alla responsabilità dell’insieme degli attori perché le cose non infrangano certi limiti» e ha aggiunto che sarà suo dovere portare a termine la riforma delle pensioni. «Comprendo la preoccupazione e l’inquietudine, all’interno di una democrazia ciascuno può esprimersi ma lo si deve fare senza violenza e senza uscire dai confini. Nel mio caso, uscirei dai miei confini se non facessi il mio dovere e non mi preoccupassi del finanziamento delle pensioni. Per il resto, sono certo che tutti sapranno dar prova di sangue freddo».

Sarkozy ha poi dichiarato che si terrà in contatto con le forze dell’ordine perché l’ordine pubblico sia garantito. «È anche questo un mio dovere» ha detto e ha concluso: «Al mio ritorno a Parigi terrò una riunione per sbloccare un certo numero di situazioni, perché ci sono persone che vogliono lavorare e che non devono rimanere senza benzina».

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