I conti in tasca alla Campania

Gli ispettori del Tesoro parlano di debiti saliti del 90% e voci di bilancio fuori controllo

La sanità rimane il problema maggiore con costi molto alti e difficili da coprire

Lo scorso 24 giugno a Napoli sono arrivati gli ispettori del Tesoro. La decisione di inviarli per verificare i conti della Campania è stata presa dall’attuale governatore della regione, Stefano Caldoro, in collaborazione con il Ragioniere generale dello stato Mario Canzio e, stando alle prime anticipazioni fornite oggi dal Corriere della Sera, la situazione sarebbe molto difficile con debiti saliti del 90% e voci di spesa fuori controllo. Un problema che dovrà affrontare Caldoro, alla guida della regione dallo scorso marzo e succeduto all’amministrazione di centrosinistra di Antonio Bassolino.

Per due mesi gli ispettori hanno controllato i bilanci, analizzato documenti e carte per capire le condizioni dei conti regionali. Il lavoro di ricerca è durato fino allo scorso 25 agosto e, sulla base dei dati raccolti, il Tesoro ha quasi completato il rapporto che sarà diffuso nelle prossime settimane. Un documento preliminare di sette pagine sui conti della Campania è stato già consegnato al ministro dell’economia, Giulio Tremonti, e al governatore Caldoro. I numeri sono poco incoraggianti:

A cominciare dai debiti iscritti in bilancio, che in soli quattro anni, dal 2004 al 2008, sarebbero aumentati del 90%, passando da 2 miliardi 814 milioni a 5 miliardi 342 milioni. Un numero che tuttavia non dice tutto. Perché, come affermano chiaramente gli ispettori, a quella cifra si devono sommare le cartolarizzazioni, i mutui in ammortamento e le operazioni di factoring. Con il risultato che è difficile stabilire i contorni esatti dell’esposizione regionale. Le cartolarizzazioni? Due miliardi e 200 milioni, per la sanità e soltanto per i debiti maturati al 31 dicembre 2005. Altri 800 milioni, sempre per il servizio sanitario. Le operazioni di ammortamento? Almeno due miliardi. E questo senza considerare un prestito concesso dallo Stato per ripianare ancora i buchi della sanità: un miliardo 180 milioni. A quanto si arriverebbe tenendo conto di tutto quanto? Undici miliardi 522 milioni, come risulterebbe dalla somma di queste poste? Oppure dodici? O forse tredici?

Per avere i numeri definitivi occorrerà attendere il rapporto finale degli ispettori del Tesoro, ma i motivi per preoccuparsi dei conti in Campania ci sono già tutti. Nella maggior parte dei casi, spiega Sergio Rizzo sul Corriere, i debiti sono stati utilizzati per coprire spese correnti come le paghe degli operai forestali, le manutenzioni ordinarie, i finanziamenti al cinema e non per investimenti veri e propri.

Il punto debole nei conti della Campania continua a essere la sanità. Tra il 2006 e il 2009 il sistema sanitario regionale ha fatto registrare perdite per 3 miliardi e 470 milioni di euro.

La Regione sostiene trattarsi di un risultato pesantemente condizionato dalle logiche della spesa storica, che nella ripartizione del fondo sanitario nazionale favoriva le regioni più anziane a scapito di quelle più giovani. Per la Campania questo onere, ha affermato pubblicamente Caldoro, varrebbe 90 euro l’anno ad abitante: più di mezzo miliardo di euro l’anno. Al netto di un simile handicap, è la tesi regionale, il deficit non sarebbe molto lontano da quello del Piemonte.

Il piano di rientro per appianare le situazione è però in ritardo e potrebbe incidere sull’andamento complessivo dei conti regionali. La liquidità della Campania è al minimo e a fine agosto non superava i 357 milioni di euro, una cifra che in proporzione non coprirebbe nemmeno gli stipendi di tutti i settemila dipendenti regionali. Manca il denaro e l’arretrato dei pagamenti è enorme, a tal punto che secondo gli ispettori del Tesoro la regione potrebbe non riuscire a far fronte ai propri impegni con i creditori.

Il fatto è, conclude l’appunto, che pure i consuntivi, apparentemente buoni, lo sono grazie alle somme impegnate e non spese che vengono cancellate e alla contestuale reiscrizione di spese non impegnate per le quali sono state già accertate le relative entrate. Capitoli in grado di cambiare volto ai conti regionali. Tenendone conto, il bilancio del 2008, nel quale figuravano disponibilità per 7 miliardi 124 milioni, avrebbe invece registrato un disavanzo di un miliardo 813 milioni.

E poi ci sono le entrate accertate, ma non ancora riscosse, indicate nel bilancio con una cifra che sembra corrispondere poco alla realtà: 19,6 miliardi di euro. Una cifra praticamente impossibile da ottenere indietro, scrivono gli ispettori, perché simile ai “crediti in sofferenza”, quelli che le banche sono costrette a depennare progressivamente trasformandoli in perdite.