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  • martedì 5 Ottobre 2010

Essere di sinistra e amare Israele

Bradley Burston, giornalista di Haaretz, ha scritto una guida in tre punti per filoisraeliani di sinistra

Bradley Burston è un giornalista di doppia nazionalità israeliana e americana. Fa l’inviato e l’editorialista per Haaretz, sul cui sito cura anche un popolare blog dal titolo “A Special Place in Hell”, “Un posto speciale all’inferno”, citando in qualche modo il trattamento che Dante riserva agli ignavi nella Divina Commedia. Nel suo ultimo post, Burston elenca in tre punti una piccola guida di autoaiuto per filoisraeliani di sinistra, come lui stesso si definisce. E prima di elencare i sei punti descrive la sua condizione come foriera di complicanze, sofferenze e polemiche.

Vorrei parlarvi del mio problema. Non è una cosa di cui posso parlare a chiunque. Anche alcuni miei amici ce l’hanno, ma non li vedrete mai da Dr. Phil. Non ci sono gruppi di autoaiuto per questo problema. Arriva quando meno te lo aspetti. Diamogli un nome. Essere di sinistra e amare Israele.

La definizione di “sinistra” è intesa da Burston in senso larghissimo, ecumenico. “Colombe, pacifisti, socialdemocratici, democratici, vecchi elettori disincantati della sinistra, vecchi disincantati astensionisti, attivisti per i diritti umani, vegani, vegetariani, attivisti moderati, cattolici e protestanti di ampie vedute, moderati per la giustizia sociale, gli anti-Neocon, la ragazza e il ragazzo che vi sono appena passati accanto. Io. Voi”. Per qualche tempo, scrive Burston, questo gruppo ha rappresentato un minuscolo appassionato e ininfluente frammento fra la destra anti-palestinese pro-occupazione e l’estrema sinistra per cui detestare Israele è una filosofia di vita. Ora non è più così: i successi della prima e gli eccessi della seconda hanno aperto gli spazi in mezzo e oggi, scrive Burston, la gente di sinistra che ama Israele è una delle migliori speranze per la sopravvivenza dello stato ebraico. “Se c’è una squadra di salvataggio, in giro, sono loro”. Questo però ha fatto sì che la “squadra di salvataggio” diventasse presto il vero bersaglio degli estremisti, sia di quelli di estrema destra che di quelli di estrema sinistra. “Si stanno scaldando già adesso, e sicuramente li incontrerete alla fine di questa pagina. Li riconoscerete dalla bava alla bocca e dall’incontinenza verbale”.

E qui entra in gioco l’auto aiuto. Gli estremisti – i maniakim – faranno qualsiasi cosa per intimidire, umiliare, mettere a tacere e paralizzare le persone che credono e lavorano attivamente per una soluzione a due stati e per un Israele democratico con buoni rapporti con i suoi vicini e col resto del mondo.

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1. Quello che senti è importante. Sii te stesso.
Quando si parla di Israele, siate onesti riguardo quello che amate così come su quello che vi fa venire il voltastomaco. Siate vigili e attenti rispetto alle cose che odiate quanto lo siete riguardo le cose che vi ispirano, che coinvolgono il vostro spirito, che vi rapiscono per la loro bellezza. Quando si parla dei palestinesi, allenate i vostri occhi ad andare oltre la paura, gli stereotipi, le calunnie e le distanze, finché non metterete a fuoco famiglie e bambini semplicemente come persone che stanno cercando di vivere le vite migliori che possono.

2. Quello in cui credi è importante. Sii forte.
Nessuno ha il monopolio dell’amore per Israele. La tua fiducia nel futuro di un Israele giusto e di una Palestina indipendente vale esattamente quanto quella dei falchi pro-occupazione. Allo stesso modo, nessuno ha il monopolio del concetto di giustizia. C’è un nome per l’estrema sinistra che rifiuta il diritto di Israele di avere uno stato – un qualsiasi stato in qualsiasi parte della Terra Santa, a prescindere da quanto sia democratico e rispettoso delle minoranze – mentre accetta il diritto dei musulmani ad avere stati formalmente e ufficialmente islamici: antisemita.

3. Quello che fai è importante. Sii dolce.
In tempo di guerra, non c’è eroismo più grande che mettere da parte la paura e comportarsi con compassione. Questa è una guerra: c’è un Noi, c’è un Loro. Ma non è affatto semplice come la mettono quelli per cui la guerra è tra Ebrei e Arabi. La vera guerra, adesso, la vera battaglia per il futuro, si gioca tra quelli che vogliono vedere giustizia sia per i palestinesi che per gli israeliani e quelli che stanno dall’altra parte. I maniakim.

I filoisraeliani di sinistra dovrebbero prendere la rabbia che oggi dirigono verso Avigdor Lieberman [attuale ministro degli esteri, nazionalista e ultra conservatore] e Eli Yishai [leader di Shas, partito ultra-ortodosso, ndr] e trasformarla in sostegno tangibile e concreto per i molti attivisti e volontari che impiegano il loro tempo a costruire un paese migliore e più giusto. I filoisraeliani di sinistra dovrebbero sostenere attivamente le aziende israeliane che lavorano e producono i loro beni entro la Green Line, così come i palestinesi che lavorano nei Territori. Trattate gli estremisti di destra e di sinistra, i maniakim, come l’esperto di animali Cesar Millan consiglia di comportarsi con i cani aggressivi, che ringhiano, che proteggono il loro territorio. Mostrate una calma assertività. Non date loro seguito. Non siate subalterni: siate dei leader.