• Italia
  • martedì 31 agosto 2010

Legge elettorale: come non deve essere

Michele Ainis elenca quattro errori da cui guardarsi nel dibattito su un sistema migliore

"Il sistema perfetto non esiste, anche se nessun sistema al mondo sarà mai peggio del Porcellum"

Michele Ainis, giurista tra i più chiari e competenti tra quelli che scrivono sui quotidiani italiani, ha pubblicato oggi sulla Stampa una valutazione del dibattito sulla nuova legge elettorale, particolarmente ricco di contributi negli ultimi giorni. Ainis spiega che la legge elettorale perfetta non esiste: possono esistere però molte leggi elettorali sbagliate, e la prima cosa da fare è capire quali possano essere questi sbagli.

L’appello per l’uninominale, firmato da intellettuali e da politici di ambedue gli schieramenti, ha il pregio di deporre sul tappeto un’idea concreta, in alternativa all’attuale legge elettorale. Però, attenzione: il sistema perfetto non esiste, anche se nessun sistema al mondo sarà mai peggio del Porcellum. E in secondo luogo alle nostre latitudini la ricerca della legge perfetta diventa sempre un alibi perfetto per lasciare tutto come prima.
Si sa come vanno queste cose: tu metti insieme due partiti attorno a un tavolo, loro sputano fuori tre idee distinte e contrapposte. Salvo poi mettersi d’accordo se c’è da tirare uno sgambetto all’avversario, facendolo cadere un metro prima del traguardo. Nel 2005 la legge Calderoli è nata a questo scopo, per sabotare il trionfo annunciato del centrosinistra alle elezioni successive. In Italia nascono così pure le riforme costituzionali, da quella «federalista» dettata dal governo Amato nel 2001 alla «devolution» battezzata dal governo Berlusconi nel 2005, in entrambi i casi alla vigilia d’una prova elettorale. Insomma qui da noi la Grande Riforma è sempre un bottino di guerra, imposto col coltello fra i denti dalla maggioranza di turno all’opposizione di turno. Meglio non farsi illusioni.
C’è però un esercizio cui possiamo dedicarci, mentre la politica affila i suoi coltelli. Possiamo elencare non tanto le virtù, quanto i peccati mortali della legge elettorale. Possiamo ripetere il verso di Montale: «Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
E i peccati da cui dovremmo mondarci sono almeno quattro, come gli elementi del nostro pianeta.

(continua a leggere sul sito della Stampa)

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