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  • martedì 31 agosto 2010

Cosa dirà Obama questa notte, forse

L'Atlantic ipotizza quale sarà il discorso alla nazione del presidente sul ritiro delle truppe dall'Iraq

"È tempo — dirà — di costruire la nostra nazione"

Dopo aver rilasciato un’intervista a NBC in cui ha toccato i temi principali di questi ultimi mesi, Obama questa serà terrà il secondo discorso del suo mandato dallo studio ovale, il suo ufficio alla Casa Bianca. I discorsi dallo studio ovale sono sempre molto attesi, perché marcano importanti passaggi del paese e dell’amministrazione. Il primo fu tenuto in occasione del disastro petrolifero nel Golfo del Messico, in cui Obama cercò di rassicurare i cittadini sulla velocità e la bontà dell’intervento del governo. Il secondo, che andrà in onda alle otto di stasera (le due di notte in Italia), verterà invece sul ritiro delle truppe americane dall’Iraq (di vero e proprio ritiro non si tratta), avvenuto ormai due settimane fa.

Il discorso durerà 15 minuti. Il direttore della sezione politica dell’Atlantic, Marc Ambinder, prova a ipotizzare cosa dirà il presidente e, soprattutto, di capire perché abbia deciso di parlare alla nazione del ritiro delle truppe dall’Iraq.

Ha preso questa decisione perché, secondo lui, avremo bisogno di comprendere il futuro della guerra in Afghanistan, e le connessioni tra politica interna ed estera, in una maniera che rifletta ciò che Obama ha fatto in Iraq. E cosa ha fatto? Ha deciso una data e l’ha mantenuta. L’Iraq ora dovrà iniziare a badare a se stesso. Questa serà Obama farà notare che la sua amministrazione ha gestito “responsabilmente” il ritiro di 100 mila truppe dall’Iraq. Ne parlerà come una pietra miliare della sua presidenza.

Una buona parte del discorso sarà poi incentrata sul ricordo dei sacrifici di soldati e diplomatici americani, di cui 4.400 non sono mai tornati a casa. Per arrivare poi, secondo Ambinder, ad affrontare un punto cruciale, cioè come la fine di questo conflitto possa ora permettergli di concentrare di nuovo tutti i suoi sforzi sulla guerra al terrorismo, e risparmiare denaro che tornerà a finanziare la sanità, il lavoro e l’educazione. Qua, scrive Ambider, ci sarà un sottotesto molto chiaro: la guerra è stata sbagliata dal principio.

È tempo, dirà, di costruire la nostra nazione.

Obama non farà paragoni esatti con la guerra in Afghanistan, ma è indubbio che tenterà di evocarli. Gli americani stanno diventando ogni giorno più insofferenti rispetto a questo conflitto e il presidente cercherà di far passare il messaggio che se è in grado di gestire una guerra, è in grado di gestirne anche un’altra.

L’incognita riguarda soprattutto come si porrà nei confronti dei repubblicani. Obama dovrebbe telefonare a George W. Bush — il fautore della guerra — prima del discorso, e non è ancora chiaro se gli darà credito per il surge, la decisione di aumentare i soldati sul territorio che ha effettivamente ottenuto frutti di maggior pacificazione di alcune regioni e reso possibile rispettare il calendario del ritiro dall’Iraq. Sarà interessante capire come (e se) Obama riuscirà a dare meriti all’ex presidente senza dare l’impressione che la sua iniziale opposizione al surge fosse sbagliata.

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