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  • lunedì 30 Agosto 2010

Psicologia del dottor House

Il personaggio viene definito un inguaribile narcisista, mentre l'attore soffre di una profonda insicurezza

Tom Shales, lo spietato critico televisivo del Washington Post, ha definito il dottor Gregory House "il protagonista più elettrizzante visto in tv negli ultimi anni"

di Chiara Lino

Un ospedale fittizio nel New Jersey, un team di medici e lui: Gregory House, diagnosta genialoide e tormentato, protagonista controverso di quella che, superando Lost, è diventata la serie tv più vista nel mondo. Molti lo amano, tanti lo detestano, tutti cercano di capire se ci è o ci fa: la trama è così focalizzata sul suo personaggio da rendere impossibile distinguere l’analisi della serie che ne porta il nome dall’analisi su di lui. Uno degli aggettivi più abusati per descrivere l’indubbiamente poliedrico personaggio è “narcisista”. Ma lo è davvero? Se lo chiede Ted Cascio in una rubrica su Psychology Today dedicata all’approfondimento psicologico dei personaggi che popolano Hollywood.

Non è facile tratteggiare la personalità di House, ma non è neanche impossibile. Tra il sottile, costante uso del sarcasmo alternato ad uno sguardo diretto esclusivamente al risultato finale, spesso è difficile distinguere le emozioni e le oggettive motivazioni che lo spingono a perseguire i suoi obiettivi. Insieme a “narcisista”, gli aggettivi più ricorrenti per descriverlo sono “arrogante” e “presuntuoso”.

I narcisisti hanno una percezione esagerata del loro valore, unita ad un’empatia ridotta verso gli altri. Cercano costantemente l’ammirazione altrui e mostrano una machiavellica propensione a sfruttare le persone come mezzo per raggiungere i propri obiettivi (Campbell, Brunell & Finkel, 2006). In parole povere: quando House si comporta da arrogante, approfittatore, insensibile e vanesio, dimostra narcisismo. […] I narcisisti spesso mirano al rafforzamento dell’autostima, a scapito di altri obiettivi di maggior valore.
[…]
Quindi, House è un narcisista? Ricapitoliamo le caratteristiche principali del narcisismo:
• senso di superiorità;
• scarsa empatia;
• battersi al solo fine di accrescere la propria autostima;
• atteggiamento machiavellico (usare gli altri come mezzi per consolidare i propri obiettivi e la propria autostima).

I primi due punti sono innegabili, oltre ad essere parte integrante del suo essere un personaggio così dibattuto: molti trovano affascinante il carisma che emana attraverso queste sue caratteristiche, altri lo trovano insopportabile proprio per lo stessonmotivo. Ma la risposta agli ultimi due punti è meno scontata.

Di solito vediamo House motivato principalmente dal desiderio di “risolvere il puzzle”. Spesso il coinvolgimento che prova rispetto al suo compito è totalizzante, e non ha niente a che fare con la sua autostima. È ciò che gli psicologi definiscono intrinsecamente motivato dal fascino dell’enigma. Questo significa che non sta risolvendo un puzzle solo per rinforzare la stima di sé o, almeno, non lo fa coscientemente. Lo stesso ragionamento vale per l’atteggiamento machiavellico: House usa spesso le persone come mezzi, ma i fini sono prevalentemente pratici, piuttosto che psicologici. Non usa le persone per rafforzare la sua autostima, le usa per perseguire obiettivi materiali.

Insomma: delle tendenze narcisiste sono innegabili, ma House non è un narcisista: otterrebbe un punteggio piuttosto alto sul NPI (Narcissistic Personality Inventory, Raskin & Terry, 1979), la scala di valutazione del narcisismo usata nella psicologia sociale, questo sì, ma il suo personaggio non è assimilabile univocamente a una categoria.

E altrettanto poliedrico è Hugh Laurie, l’attore che lo interpreta, che il Telegraph ritrae come una persona permeata da un’insicurezza costante, depressa e circondata da un’aura di pessimismo cronico: William Langley, che firma l’articolo, si chiede a cosa sia dovuto il perenne disagio di uno degli attori più pagati della tv americana (con 400.000 dollari a episodio si classifica come il più pagato tra i protagonisti delle serie drammatiche).

Laurie era così sicuro che la serie si sarebbe rivelata un flop che, per i primi anni, si rifiutò di comprare casa a Los Angeles (sede degli studios dove vengono girati gli episodi di Dr. House). «Tutti i miei colleghi stavano chiedendo mutui per l’acquisto di nuove case – racconta – e io continuavo a ripetergli “siete pazzi, non andremo avanti più di un mese”. Vivevo in hotel, senza il coraggio di disfare le valigie. Suppongo che sia una forma di pessimismo: se qualcosa sta andando bene, penso subito che mi verrà portata via».

Il 20 settembre partirà la settima stagione della serie negli USA, mentre in Italia si è conclusa quest’estate la sesta: ma nonostante l’indiscusso successo di pubblico e di critica, Hugh Laurie si considera un impostore senza alcuna qualifica per la parte che interpreta, tanto da definire un errore la scelte dei produttori di dargli la parte.
https://www.youtube.com/watch?v=AxGBOF2tK4U