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  • sabato 28 Agosto 2010

Le donne che vogliono guidare il mondo

In Cina la presenza di donne in ruoli di spicco, aziendali e politici, è vista come una cosa comune

Otto aziende su dieci hanno donne in ruoli dirigenziali di spicco, in Europa sono la metà

Due donne cinesi su tre si dichiarano “ambiziose” e più del 75 per cento di loro aspira a un posto di prestigio in un’azienda, secondo un sondaggio di Center for Work-Life Policy ripreso da Newsweek. Percentuali altissime se vengono contestualizzate in un mondo in cui, storicamente, le donne incontrano più difficoltà degli uomini ad affermarsi, specialmente in ruoli aziendali e politici. Negli Stati Uniti, a dichiararsi “ambiziose” sono circa un terzo.

Per capire come stia cambiando il ruolo della donna in Cina, basta considerare il successo del romanzo L’ascesa di Du Lala. La storia racconta la scalata al vertice di un’azienda di Miss Du, un personaggio fittizio. Il libro è stato 141 settimane tra i più venduti in Cina e ha generato un film campione d’incassi e una serie drammatica online che ha avuto più di 100 milioni di pagine viste da quando è iniziata a metà agosto. Una fan, Liu Danhui, ragazza di 28 anni che lavora nel marketing per una società straniera, dice che ammira la perserveranza di Du e crede che «in futuro ci saranno sempre più donne come lei in Cina.» E, in effetti, ci sono così tante persone come Liu che L’ascesa di Du Lala ha creato un vero e proprio sottogenere di letteratura ispirata a Du, che racconta le aspirazioni e i dilemmi delle ragazze ambiziose del paese.

«La rivoluzione comunista di Mao ha inflitto dolore alla società» dice Isobel Coleman, membro del Consiglio per le Relazioni Estere, «ma ha dato più potere alle donne.» Sotto il regime comunista l’accesso all’educazione era infatti uguale per uomini e donne. E il fervore creato dalla recente esplosione dell’economia cinese ha portato le donne a considerarsi parte dell’elite del paese. Newsweek illustra la naturalezza del potere femminile in Cina rapportandola con la situazione negli Stati Uniti. Se la nomina di Madeleine Albright come primo Segretario di Stato nel 1990 e quella di Nancy Pelosi come speaker alla Camera sono state accolte come due grandi eventi, in Cina le donne che ricoprono ruoli di rilievo sono viste come un fenomeno comune.

Un esempio su tutte: Wu Yi, diventata vicesindaco di Pechino nel 1998 e ministro del commercio estero nel 1993, è stata una delle fautrici della rivoluzione economica della Cina. Soprannominata “la lady di ferro cinese”, è diventata vicepremier e ministro della sanità nel 2003. E la presenza di donne in ruoli autorevoli è forse ancor più evidente nel mondo aziendale.

Grant Thornton International, una società di consulenza, ha scoperto che quasi otto aziende su dieci in Cina hanno donne in ruoli di spicco. Nell’Unione Europea sono circa la metà, negli Stati Uniti due terzi. In Cina il 31 per cento dei dirigenti sono donne, mentre in America il 20 per cento. Una delle donne d’affari più in vista nel mercato immobiliare è Zhang Xin, che insieme a suo marito controlla l’impero della società Sohu. Metà delle 14 donne miliardarie nella classifica di Forbes del 2010 venivano dalla Cina. Così, mentre nelle città di tutto il paese sorgono grattacieli e le strade si riempiono di automobili lussuose, è relativamente facile per le donne immaginarsi come un elemento chiave di questa prosperità.

Un fattore fondamentale che ha portato a questa situazione è l’accessibilità dell’assistenza ai bambini. Spesso in Europa e negli Stati Uniti le madri vivono lontane dai loro genitori, e non se la sentono di mandare il proprio figlio all’asilo, rinunciando talvolta al lavoro per potersi occupare di lui. In Cina la situazione è diversa, gli asili pubblici sono molti, si trovano vicino ai luoghi di lavoro e, culturalmente, il paese enfatizza la volontà a dare un’ottima assistenza al bambino, tentando di eliminare il pensiero che si tratti semplicemente di abbandonare il proprio figlio nelle mani di qualcun altro.