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  • lunedì 16 agosto 2010

Ushahidi

La storia della piattaforma d’informazione collettiva che permette a chi ha bisogno di comunicare con i potenziali soccorritori

La direttrice di Ushahidi Cile, Anahi Ayala Iacucci, racconta al Post la portata rivoluzionaria di questo strumento

di Giovanni Fontana

Sul Post avevamo parlato di Ushahidi pochi giorni fa a proposito delle recenti elezioni presidenziali in Kenya, oggi è il Guardian a spiegare nuovamente di cosa si tratti. Gli ideatori lo definiscono una “piattaforma d’informazione collettiva”, inventata nello spazio di un week-end come risposta alle violenze scaturite dalle precedenti, e contestatissime, elezioni keniote del 2008. Ma il modo migliore per descriverlo è raccontare a cosa serve.

Al Guardian lo ha spiegato Erik Hersman, co-fondatore di Ushahidi e blogger, che si trovò a dover fronteggiare l’enorme numero di testimonianze sugli scontri che stavano avvenendo in tutto il Paese. Queste segnalazioni venivano documentate nei commenti di diversi blog, e in particolare sul blog dell’avvocato keniota Ory Okolloh, Kenyan Pundit:

Nella prima settimana di violenze post-elettorali tutti provavamo a documentare sui nostri blog quello che stava succedendo, e in un post qualcuno evidenziò il possibile uso che si poteva fare di Google Maps per mappare ciascuno degli incidenti che stavano avvenendo. Perciò io pensai “già, dobbiamo farne qualcosa di questa idea”: stavamo cercando soluzioni tecnologiche per ovviare alle inefficienze dei commenti – quella sembrò una buona risposta.

L’idea fu lanciata in fretta e furia il lunedì successivo a un operoso week-end di lavoro, sulla scorta dell’urgenza di dare una – anche piccola – risposta alle violenze che si verificavano quotidianamente nel Paese. A dispetto dell’invenzione precipitosa, però, il sistema su cui è fondato Ushahidi è rimasto pressoché lo stesso anche due anni dopo: chiunque può segnalare attraverso diversi canali – internet, email o Twitter, ma anche semplicemente via SMS – quello che sta avvenendo nei pressi, e ciascuna di queste testimonianze viene indicizzata e inserita su una mappa affinché i soccorritori sappiano dove c’è bisogno del loro intervento.

L’opzione telefonica è particolarmente importante nei luoghi meno sviluppati, dove internet non è così diffuso ma chiunque può accedere alla linea telefonica con un cellulare. Su Ushahidi non sono soltanto gli scontri a poter essere documentati ma anche le necessità di qualunque tipo, da quelle di generi alimentari di prima necessità, a quelle di trattamenti medici d’emergenza.

È per questo che dalle elezioni in Kenya del 2008 questo raccoglitore di testimonianze – Ushahidi vuol dire proprio “testimonianza” in Swahili – è stato esportato in numerosi altri scenari, e ha raccolto l’interesse delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale che ne hanno fatto lo strumento ufficiale di mappatura delle necessità sul territorio nelle fasi successive al catastrofico terremoto a Haiti di questo inverno.

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