Il governo commissaria Tirrenia

La scelta del governo è obbligata dopo la rinuncia di Mediterranea Holding all'acquisto della società

Tirrenia combatte da anni contro i debiti e sopravvive grazie ai periodici finanziamenti dello Stato

Il governo ha deciso di commissariare Tirrenia, la compagnia di navigazione italiana controllata dal Ministero dell’economia. La decisione è stata presa in seguito alla fallita operazione di privatizzazione della società, che sarebbe dovuta passare nelle mani di Mediterranea Holding, il cui socio di maggioranza relativa è la Regione Sicilia. Il compratore ha deciso di tirarsi indietro all’ultimo, quando ormai tutto sembrava essere risolto, e ora toccherà al commissario Giancarlo D’Alessio gestire ciò che resta della flotta di Stato e provare una nuova strada per privatizzare la società. Se anche D’Alessio dovesse fallire, per Tirrenia scatterebbe l’ora del fallimento e della liquidazione.

D’Alessio assume il nuovo incarico di commissario a tre settimane di distanza dalla sua nomina ad amministratore unico della società decretata dal governo. L’amministratore avrebbe dovuto gestire il passaggio di Tirrenia verso i privati, ma l’accordo è sfumato a causa di una clausola, spiega Massimo Minella in un articolo pubblicato oggi su Repubblica:

Una clausola-capestro, arrivata sul tavolo degli azionisti di Mediterranea Holding lunedì sera che, di fatto, cancellava l’intesa bilaterale fra l’azionista Fintecna e la cordata privata guidata dalla Regione Sicilia con il 37% del capitale. Secondo gli accordi, infatti, il passaggio delle azioni era vincolato alla condivisione dell’operazione da parte delle banche creditrici. La clausola arrivata agli azionisti, invece, cancellava questo passaggio. Anche in caso di parere contrario delle banche, che da Tirrenia avanzano crediti per 520 milioni, Mediterranea avrebbe dovuto procedere con l’acquisto.

Le trattative si sono così fermate e ora Tirrenia ha al massimo un paio di mesi di vita, fino alla fine dell’estate grazie a un decreto convertito in legge che garantisce la liquidità necessaria per gestire le rotte verso le isole. Finita l’estate, l’Unione Europea potrebbe poi intervenire sanzionando l’Italia per non aver portato a termine la privatizzazione e Tirrenia potrebbe essere liquidata con una vendita della flotta e delle rotte ai migliori offerenti. La cordata di Mediterranea Holding ha intanto chiesto a Finmeccanica di riaprire il confronto, così da definire nuovi accordi con le 53 banche creditrici.

Tirrenia è in pessime condizioni ormai da anni. Si stima che solo tra il 2000 e il 2007 la società sia costata oltre un miliardo e mezzo di euro ai contribuenti. La società ha avuto perdite medie l’anno pari a 200 milioni di euro. La società è sopravvissuta grazie agli aiuti di Stato per lungo tempo, attirando le multe e le sanzioni della UE e mantenendo di fatto fuori dai giochi i potenziali investitori privati.

La flotta di Tirrenia, il cui valore complessivo è pari a 855 milioni di euro con ipoteche bancarie per 245, conta 44 navi: i traghetti più datati sono 28 e navigano da 25 anni, mentre le imbarcazioni più recenti hanno almeno dieci anni. La società ha cercato di rinnovare la flotta, ma con esisti disastrosi a causa di acquisti molto onerosi di imbarcazioni poi inutilizzabili perché consumavano troppo o non potevano navigare con il mare mosso.