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  • mercoledì 28 Luglio 2010

Il 99esimo giorno

Il 2 agosto inizierà l'operazione finale per fermare la perdita di petrolio nel Golfo del Messico

Intanto il greggio si sta dissolvendo nell'oceano, attaccato dai batteri marini

La “Static Kill”

I tecnici della BP, l’azienda britannica responsabile della piattaforma petrolifera affondata nel Golfo del Messico, hanno ricominciato da due giorni i lavori sulla falla nel pozzo dopo essersi fermati a causa del timore che Bonnie, il secondo ciclone tropicale della stagione, potesse mettere in pericolo le operazioni. Bonnie però, scrive Reuters, si è dissolto in un sistema di bassa pressione a est del Golfo.

Ora, come spiega il New York Times, l’obiettivo della BP è di iniziare la procedura di chiusura della falla all’inizio della prossima settimana. Il progetto si divide in due parti. Il 2 agosto la BP dovrebbe iniziare l’operazione definita “Static Kill”, molto simile alla “Top Kill” che fallì il 29 maggio scorso: nella parte alta del pozzo verrà pompato del fango di perforazione, un misto di detriti e sostanze chimiche che dovrebbero spingere verso il basso petrolio e gas. Una volta riuscito questo passo, il 7 agosto la BP dovrebbe dare il via alla seconda parte del piano, che prevede di iniettare fango di perforazione misto a cemento nella parte bassa del pozzo, raggiunta attraverso il secondo pozzo che è stato costruito dall’azienda nel corso di queste settimane. Se tutto andasse per il verso giusto, il cemento e il fango iniettati riuscirebbero quindi a chiudere la falla una volta per tutte.

La macchia nera non c’è più

Più all’improvviso di quanto ci si potesse attendere, sta diventando molto difficile vedere il petrolio sulla superficie dell’oceano, che si starebbe infatti dissolvendo a causa dell’attacco dei batteri marini. Il New York Times la definisce una “piccola buona notizia”, perché il fenomeno riduce il rischio che vengano colpiti animali e spiagge. Più cauto il Washington Post, che riprende le parole della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), non ancora in grado di stabilire quale sia l’ammontare del petrolio sotto la superficie dell’oceano e quali siano i danni che sta causando. I batteri avrebbero comunque reso il petrolio innocuo, scomponendolo e di fatto rendendolo parte della catena alimentare. Qualcuno dei composti del greggio è inoltre evaporato, come avevano previsto gli scienziati che avevano protestato contro la BP per il suo ingente uso di sostanze chimiche; secondo loro sarebbe stato infatti meglio non toccare nulla o quasi, dando il tempo al petrolio di disperdersi ed evaporare da solo.

L’inchiesta federale

Il Washington Post ha pubblicato qualche indiscrezione sull’inchiesta per accertare le responsabilità del disastro portata avanti dalla cosiddetta “Unità BP”, il team federale che comprende membri della Protezione Civile e della Guardia Costiera. La società nel mirino dell’inchiesta sembrano essere tre, prima fra tutte la Transocean, a cui la BP aveva appaltato i lavori sul pozzo nel Golfo.

Se finora si sapeva già che le società hanno probabilmente violato le leggi di regolamentazione ambientale, nuovi dettagli trapelati dall’inchiesta portano a pensare che siano sotto investigazione anche possibili “false dichiarazioni, ostruzioni di giustizia e falsificazioni di test” sui dispositivi di sicurezza della piattaforma. L’inchiesta si sta inoltre concentrando sui conflitti di interesse nei rapporti tra le società coinvolte e gli stessi regolatori, tra i quali il Minerals Management Service, la sezione del dipartimento degli interni americano che gestisce lo sfruttamento delle fonti d’energia minerarie, la cui direttrice è già stata licenziata dal presidente Obama.

L’inchiesta è ancora alle fasi iniziali. Gli investigatori stanno leggendo migliaia di documenti sottratti alle compagnie e, secondo una fonte vicina, starebbero cercando di “mettere un testimone contro l’altro, per avere informazioni riservate”. Le autorità hanno detto che non ci sono accuse imminenti e che ci vorrà probabilmente almeno un anno per arrivare a qualsiasi genere di imputazione.

Cambio ai vertici BP

Ieri intanto la BP ha annunciato l’atteso allontanamento dell’amministratore delegato inglese Tony Hayward, con effetto dal prossimo primo ottobre. A Hayward — che si era reso ancor di più malvoluto dagli americani anche con video boomerang di scuse come questo — verrà affidato l’incarico di direttore non esecutivo alla Tnk-Bp, la società russa in joint venture con la BP. L’ex amministratore delegato riceverà inoltre un anno di stipendio di buona uscita: le cifre non sono ancora ufficiali, ma si parla di un minimo di un milione di sterline. Al suo posto arriverà Bob Dudley, americano.

La società britannica ha comunicato inoltre di aver messo a disposizione un fondo di 33,2 miliardi di dollari per i costi di pulizia del petrolio, che la porteranno ad andare in perdita di 17 miliardi nel secondo quadrimestre dell’anno, a fronte dei 4,4 miliardi in attivo dello stesso quadrimestre nel 2009.