Fini vuole fare pace, davvero?

Cosa ha detto al Foglio e come reagiranno i suoi nemici: non così bene, a occhio e croce

"Nessuno dei miei amici, tantomeno io, ha mai messo in discussione la leadership di Berlusconi nel partito e nel governo"

Proprio quando tutti annunciavano che la resa dei conti tra Berlusconi e Fini fosse questione di ore e le ipotesi andavano dall’annuncio di un partito nuovo da parte dei finiani all’espulsione dal PdL persino dello stesso Fini, a una presa di posizione tranchante e definitiva da parte di Berlusconi, proprio mentre lo stesso Secolo d’Italia era già in stampa con l’edizione dell’indomani che riassumeva queste prospettive:

Insomma, arriverebbe la resa dei conti e non sappiamo cosa metterci. A quanto pare, infatti, si sarebbe giunti infine allo “showdown”, il giorno del giudizio che determinerà la definitiva risoluzione dei conflitti interni al Pdl. O almeno è questa l’aria che tira, a sentire gli analisti più o meno bene informati, che paiono sicuri di attendersi per oggi l’ora delle decisioni irrevocabili. Giusto il tempo di votare la manovra e la riforma dell’università, entrambe in agenda per oggi, e poi…
In effetti, i giornali e i rumors non lasciano presagire nulla di buono. Ma, mazzate di Feltri & Co. a parte, era un po’ tutta la stampa, ieri, a dare per imminente ilredde rationem. Chi vivrà vedrà e in fondo anche la suspence fa parte di quello che sarà sì uno showdown, ma sempre e soprattutto uno show. Ieri in serata, comunque, sono cominciate a circolare indiscrezioni più precise circa le modalità della resa dei conti. Si tratterà, a quanto pare di una vera e propria espulsione di Fini e di Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, misura che dovrebbe essere valutata da un ufficio di presidenza stasera o al più tardi domani mattina, a manovra approvata. Martedì o mercoledì, inoltre, il premier potrebbe tenere in Parlamento un duro discorso contro l’uso della giustizia a orologeria e contro la magistratura.

Proprio mentre alcuni allacciavano insomma le cinture e altri si mettevano comodi in poltrona a godersi lo spettacolo, Giuliano Ferrara – evidentemente senza por tempo in mezzo dopo la sua spazientita lite con Claudia Fusani dell’Unità alla conferenza stampa di Denis Verdini – se ne è andato da Gianfranco Fini e ne ha raccolto una serie di dichiarazioni riportate come “distensive” e mediatrici poco dopo l’ora di cena dalle agenzie, e pubblicate sul Foglio di questa mattina. Ma al disinnesco della bomba non crede nessuno – al massimo un rallentamento del timer – e l’intervista nel suo complesso appare più un tentativo di consegnare tutte le responsabilità della rottura al fronte avverso mostrandosi concilianti.

“Resettare tutto, senza risentimenti”: con questa formula esordisce in una breve conversazione serale con il Foglio Gianfranco Fini, presidente della Camera, leader di una componente del Pdl con la quale la maggioranza berlusconiana è in rotta aperta dopo mesi di roventi polemiche. Che cosa vuol dire, presidente? “Vuol dire che Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie. È l’unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centrodestra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero né vinti né vincitori, alla fine della mattanza. Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova, non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l’esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco né chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all’analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacità di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership”.

Messa così, pare una proposta di vivere separati in casa anche se non ci si ama più, per il bene dei bambini, ovvero gli italiani con cui “onorare un impegno politico ed elettorale”. E però Fini cosa offre, visto che l'”atteggiamento gladiatorio delle tifoserie” è sembrato in questi mesi provenire abbondamentemente anche dalla sua parte: sarà in grado di tenerle a bada, per il bene dei bambini?

“Nessuno dei miei amici, tantomeno io, ha mai messo in discussione la leadership di Berlusconi nel partito e nel governo. Il che non significa, tanto più in tempi così turbolenti e gravidi di incognite, rinunciare alle proprie idee”.

Il problema è che “le proprie idee” dei finiani sono vissute dai maggiorenti del PdL come una continua insubordinazione. Spiegalo a Bondi, che non volete rinunciare alle vostre idee.

Come si supera un conflitto tanto duro? “Si prendono le questioni politiche in campo e si discute con spirito liberale, con pazienza, con umiltà e se necessario anche con fervore, ma senza retropensieri, senza farsi condizionare dalle ombre del carattere: lo dico per i miei interlocutori e anche per me stesso, naturalmente”.

Cioè? Ci si mette nell’ordine di idee di non pensare mai, ogni volta che Fini si dissocia da un’iniziativa del governo o di Berlusconi, che stia cercando di costruirsi un suo spazio, che voglia rappresentare una parte più legalitaria e “politica” del PdL, che voglia sottrarre il PdL al berlusconismo e ai berlusconiani e che miri a dare più forza alla sua corrente? Pare difficile, perché sono tutte letture plausibilissime: retropensieri piuttosto retrofondati.

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