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  • martedì 27 Luglio 2010

Succede qualcosa a Cuba?

L'atteso discorso di Raul Castro non c'è stato: al suo posto ha parlato il generale Ventura, simbolo dell'immobilismo del regime

Il messaggio politico è chiaro: non c'è nessuna fretta di cambiare

Ieri a Cuba si festeggiava il 57° anniversario dall’inizio della rivoluzione castrista e c’era grande attesa per il discorso che Raul Castro avrebbe dovuto tenere. Si aspettava l’annuncio di riforme economiche e l’apertura a una linea politica più moderata da parte del regime. Invece il fratello di Fidel non ha parlato. E il compito di rivolgersi ai cubani è stato lasciato al vicepresidente Josè Ramon Machado Ventura, generale di lunghissimo corso della generazione di Fidel. Ottant’anni tra pochi mesi.

Oggi gran parte della stampa internazionale scrive che la scelta di far parlare Ventura, da molti considerato un simbolo dell’ortodossia e dell’immobilismo del regime, è un messaggio politico ben preciso: non c’è nessuna fretta, le cose per ora non cambieranno. Le parole usata da Ventura del resto non lasciano spazio a molti dubbi:

Andremo avanti con senso di responsabilità, passo dopo passo, con il nostro ritmo, senza improvvisazioni e senza lasciarci condizionare dalle campagne della stampa straniera.

Ventura parlava alla folla radunata intorno al monumento che contiene i resti di Che Guevara, che nel 1956 si unì alla rivoluzione cubana iniziata da Castro il 26 luglio 1953 con l’assalto alla caserma Moncada. Dal 2008 Raul Castro ha sostituito il fratello Fidel alla presidenza del paese e negli ultimi mesi alcune sue decisioni avevano lasciato intravedere una possibile apertura del regime, paralizzato dalla crisi economica degli ultimi anni. Prima c’era stato l’annuncio sui tagli dei lavoratori statali e un primo debole tentativo di privatizzazione di alcuni esercizi commerciali. Poi era arrivato l’annuncio della liberazione di 52 prigionieri politici, in seguito alle pressioni della Chiesa e alle denunce delle organizzazioni umanitarie internazionali. Invece nessuno di questi due temi è stato citato nel discorso di ieri. Solo la riconferma dell’intransigenza del regime e l’annuncio del miglioramento delle condizioni di salute di Fidel, che nelle ultime settimane è tornato in pubblico quattro volte: prima in un laboratorio scientifico, poi all’acquario dell’Avana, quindi in tv per difendere Iran, Venezuela e Corea del Nord e infine domenica ad Artemisia, un paese a 50 km dalla capitale, vestito con la sua storica camicia militare verde.

Omero Ciai su Repubblica scrive che il silenzio di Raul è la dimostrazione più efficace che Fidel Castro sia tornato dopo quattro anni per difendere l’immobilismo del regime contro le correnti riformiste annidate nell’esercito e tra i manager di stato, e molto vicine a Raul e ai “raulisti”. Per la blogger cubana Yoani Sanchez, invece, Raul Castro non ha parlato perché non aveva niente da dire.

Alcuni sostengono che il silenzio è parte di una strategia che mira a evitare annunci troppo altisonanti. Ma più che per discrezione politica, quello che abbiamo visto è la quintessenza della segretezza del regime. Decidere di non fare nessun annuncio pubblico di cambiamento, nessuna possibile implicazione di trasformazione, potrebbe essere un modo per avvertirci che queste cose in realtà non sono parte della sua volontà politica, ma sono state dettate solo da un momento di disperazione, che secondo lui alla fine passerà. Scegliendo di non dire niente, ci ha mandato il più eloquente dei messaggi: «Non vi devo nessuna spiegazione, nessuna promessa, nessun risultato».

(Foto di Alejandro Ernesto)