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  • lunedì 19 Luglio 2010

Si può essere disoccupati a Cuba?

Raul Castro ha annunciato che ci sono troppi lavoratori e che lo stato dovrà fare dei tagli

La riforma del mercato del lavoro è già iniziata e in alcuni settori si sta lentamente aprendo alla privatizzazione

A Cuba tutti i cittadini hanno diritto a un lavoro garantito dallo stato. Ma ora la crisi economica sta mettendo seriamente a dura prova il principio cardine del regime comunista che la governa da oltre cinquant’anni. Il presidente Raul Castro, che dal 2008 ha sostituito alla presidenza del paese il fratello Fidel Castro, ha recentemente annunciato che ci sono troppi lavoratori in eccesso e che lo stato dovrà fare dei tagli.

“Sappiamo che ci sono centinaia di lavoratori in più che pesano nel nostro budget, alcuni analisti dicono che la cifra ormai ha superato un milione”, ha detto nel suo ultimo discorso trasmesso in televisione lo scorso aprile. E poi ha criticato quei lavoratori che fanno troppo poco per meritarsi lo stipendio, “se le persone continuano a essere protette da regolamenti statali irrazionali e paternalistici, non riusciremo mai a stimolare l’amore per il lavoro”.

Secondo il New York Times, il processo per una riforma del lavoro a Cuba potrebbe essere già iniziato. Anche se molto lentamente.

I lavoratori del settore turistico dicono che alcuni loro colleghi sono stati messi in aspettativa durante i mesi estivi, mentre altri sono stati riassegnati a lavori agricoli. “Questo è periodo di bassa stagione per noi, l’hotel in cui lavoro ha mandato i suoi dipendenti a casa per due o tre mesi”, racconta Orlando, uno chef di Varadero che preferisce non dire il suo cognome, “è difficile perché da un giorno all’altro ti ritrovi senza stipendio, io sono fortunato ad avere ancora il mio lavoro”.

Veronica, receptionist in un altro hotel di Varadero, racconta che ha paura di essere mandata a casa il prossimo agosto, quando il resort sarà mezzo vuoto. “A volte ti offrono delle alternative: studiare qualcosa o fare un altro lavoro”, spiega, ” ma se ti mandano a fare lavori agricoli molti preferiscono licenziarsi”.

Il governo non ha fatto sapere di preciso a quanto ammonteranno i tagli, ma secondo il New York Times alcuni settori potrebbero anche perdere un quarto dei loro lavoratori: licenziati o trasferiti al settore edile e agricolo. Il ministro del lavoro Margarita Gonzalez ha promesso che a Cuba non si verificheranno mai licenziamenti di massa come avviene nei paesi neoliberali.

Ma di fatto il governo ha già iniziato ad adottare alcune riforme da “libero mercato”, anche se su piccola scala. Ha privatizzato alcuni negozi di barbieri, consentendo loro di fissare autonomamente i prezzi e in cambio facendo loro pagare l’affitto e i materiali. E ha anche approvato più licenze per i taxi, rafforzando le sanzioni contro quelli illegali. La crisi economica globale, e i dieci miliardi di danni causati dai tre uragani del 2008 stanno pesando molto sull’economia di Cuba, impedendo alle autorità governative di saldare i debiti in sospeso con la Cina e altri paesi.

Nel 2009 Cuba ha tagliato le spese per l’importazione di cibo e altre materie prime del 34%, passando dai 12,7 miliardi di dollari spesi nel 2008 ai 9,6 miliardi di dollari. Ma finora non è bastato per rallentare il deficit.

Carmelo Mesa-Lago, esperto di economia cubana e professore all’Università di Pittsburgh, ha detto che il governo cubano sta dibattendo da molti mesi ormai sulle possibili soluzioni da adottare in materia di tagli e riforme economiche: “sanno di che cosa avrebbero bisogno, ma devono trovare un modo per giustificarlo a livello politico”.

A Cuba, su una popolazione complessiva di 11,2 milioni di persone, lo stato impiega il 95% della forza lavoro ufficiale. L’anno scorso il tasso di disoccupazione era dell’1,7% e non ha mai superato il 3% negli ultimi otto anni. Anche se il dato ignora le migliaia di cubani che si rifiutano di svolgere lavori statali perché pagati troppo poco: in media, 20 dollari al mese.