I parlamentari non si mettono d’accordo sui tagli ai loro stipendi

La manovra impone di ridurli del 10 per cento: ma dell'intera retribuzione o solo dell'indennità? La differenza c'è

Da qualche settimana, complice la discussione sulla pesante finanziaria promossa dal governo, si è tornati a parlare del taglio agli stipendi dei parlamentari. La manovra, infatti, stabilisce che le retribuzioni vadano ridotte del 10 per cento, ma lascia alla camera e al senato il compito di rendere la misura operativa. E di questo si sta discutendo: il 10 per cento di cosa? Alcuni parlamentari pensano che il 10 per cento vada calcolato soltanto sull’indennità: in questo caso la cifra tagliata si aggirerebbe intorno ai cinquecento euro al mese. Altri pensano che il 10 per cento vada applicato all’intera retribuzione, compresi i rimborsi e la diaria, arrivando quindi a circa due mila euro al mese. In ogni caso, nessuna traccia della cosiddetta “diaria a punti”, il sistema che era stato proposto alla fine di maggio da entrambe le camere per far sì che una parte dello stipendio dei parlamentari potesse variare proporzionalmente in relazione alle effettive presenze in aula.

Repubblica racconta di come durante la giornata di ieri a un certo punto il taglio alla sola indennità sembrava cosa fatta.

E così Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera Gianfranco Fini, ha gelato l’entusiasmo dei parlamentari che – stretti tra mutui, famiglie a carico e spese di rappresentanza – stavano già brindando al pericolo scampato: quella del taglio della semplice indennità è «solo un’ipotesi tra le altre – ha detto Alfano – i questori hanno svolto un’attività istruttoria elaborando varie ipotesi ma a decidere saranno la prossima settimana gli uffici di presidenza». Poco dopo lo stesso Fini è stato ancora più chiaro dicendo che «c’è un po’ di confusione, serve una riflessione perché il taglio deve ammontare al 10 per cento di tutto lo stipendio e non solo di una parte di esso, se no non è del 10 per cento». Fatti due calcoli onorevoli e senatori sono caduti dalla sedia: sommando tutte le voci (indennità, diaria, rimborso spese di segreteria, viaggio e telefono per un totale di oltre 21 mila euro) il taglio arriva a 2.127 euro al mese.

La decisione – definitiva? – dovrebbe essere presa la settimana prossima. Oltre al taglio degli stipendi ai parlamentari, gli uffici di presidenza dovrebbero tagliare anche gli stipendi dei dirigenti di camera e senato e bloccare i meccanismi di adeguamento automatico per tre anni.