E Pomigliano?

Questa potrebbe essere la settimana in cui verrà deciso il destino dello stabilimento FIAT

Dopo il risultato del referendum e le polemiche seguenti, il destino della Fiat di Pomigliano è uscito di scena ormai da quasi due settimane, nell’attesa che la Fiat comunichi le sue decisioni. Oggi Repubblica prova a spiegare quale sia la situazione, all’inizio di quella che potrebbe essere la “settimana decisiva”.
La fase di stallo si è protratta fino ad oggi nell’attesa che il governo entrasse nelle trattative dando segnali più forti. Ma il ministro del welfare Maurizio Sacconi non è andato oltre queste parole sui risultati del referendum:

“Per chi conosce la fabbrica il 62% è un buon risultato. Soltanto dei fighetti chiusi in una stanza potevano pensare a un 90%, ma chiedere ai lavoratori di andare pure a un banchetto e dire di sì è un po’ dura.”

Sergio Marchionne, l’amministratore delegato FIAT, è da poco tornato dagli Stati Uniti, e si ritrova davanti diverse strade, tutte difficili da percorrere. I quattro sindacati che hanno firmato l’accordo spingono per un incontro con la FIAT, che però prende tempo perché sa che governare una fabbrica operante con un 38% di contrari all’intesa non sarebbe semplice. Allo stesso tempo, però, la FIAT non vuole nemmeno scendere a patti e richiamare al tavolo la Fiom — che si è opposta all’accordo — perché

un accordo ce lo abbiamo e non dobbiamo cercarne un altro, fanno sapere ufficiosamente.

Una possibilità sarebbe quella di smontare la fabbrica per crearne un’altra con nuove regole, ma dal Lingotto fanno sapere che una scelta del genere, data la sua complessità, potrebbe avere più aspetti negativi che positivi. L’alternativa è tornare a produrre la Panda nelle fabbriche polacche di Tychy,

ma anche questa convince poco i vertici Fiat per diverse ragioni. Prima di tutto perché a quel punto si dovrebbe trovare una qualche attività sostitutiva per Pomigliano e questo potrebbe voler dire rivedere tutto l’assetto strategico della Fiat in Italia contenuto nel piano del 21 aprile. Inoltre si dovrebbe riorganizzare la fabbrica polacca che, tra l’altro, a partire dal 2012 produrrà la Lancia Y attualmente prodotta a Termini Imerese.

In questo momento è difficile capire cosa possa succedere nei prossimi giorni. La Fiat, stretta tra i firmatari e i contrari, non si espone più di tanto: ma nonostante Marchionne preferisca evitare le ultime due possibilità una scelta andrà presa.

Ci sono 700 milioni di investimenti e poco meno di un anno e mezzo per preparare la fabbrica campana alla sua nuova missione. E se la Fiat decidesse di avviare i lavori della nuova Pomigliano confidando nella possibilità di trovare col tempo un’intesa più vasta?

Secondo Repubblica, sarebbe questa la possibilità più realistica.