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  • lunedì 5 Luglio 2010

Le narcoelezioni del Messico

Più che per i risultati sarà ricordata come una delle più sanguinose elezioni della storia recente del paese

Il numero degli stati controllati dai due maggiori partiti resta lo stesso, l'unica differenza è lo strapotere politico conquistato dai narcos

Ieri in Messico si è votato per le elezioni amministrative. Il PRI – Partido Revolucionario Institucional, maggiore partito d’opposizione – aveva annunciato la vittoria dopo che i primi exit poll lo davano in largo vantaggio su nove dei quattordici stati in cui si è votato. Ma secondo gli ultimi aggiornamenti il partito al governo guidato da Felipe Calderòn sarebbe riuscito a strappere al PRI tre stati chiave: Oaxaca, Puebla e Sinaloa.

Se i risultati resteranno così, la situazione rimarrà invariata rispetto al numero di stati controllati complessivamente dai due partiti prima delle elezioni: diciannove al PRI e dodici al PAN (Partido Acciòn Nacional). Ma la vittoria del PAN in alcuni degli stati politicamente ed economicamente più importanti potrebbe notevolmente diminuire le possibilità di una vittoria del PIR alle prossime presidenziali del 2012. Come spiega Business Week, gli stati che il PAN è riuscito a strappare al PIR rappresentano l’11 per cento della popolazione complessiva del paese e il 7,1 per cento del pil, mentre gli stati che il PIR ha strappato al PAN rappresentano solo il 3 per cento della popolazione e il 2,7 per cento del pil.

Ma più che per i risultati quella che si sta chiudendo sarà ricordata soprattutto come una delle più sanguinose elezioni della storia recente del Messico: le “narcoelezioni”, come le hanno definite molti dei giornali locali. Una delle più clamorose dimostrazioni del potere d’interferenza politica acquisito dai cartelli della droga, che solo negli ultimi sei mesi hanno fatto 5mila morti. Due candidati sono stati uccisi durante la campagna elettorale: Rodolfo Torre Cantu, favorito nella corsa a governatore dello stato di Tamaupilas per il PRI e un candidato a sindaco dello stesso stato. La settimana scorsa un corpo senza testa è stato lasciato davanti alla casa di Hector Murgia, candidato favorito alle elezioni come sindaco di Ciudad Juarez. Molti altri candidati sono stati minacciati di morte.

Ieri le elezioni si sono svolte in un clima di violenza e paura in tutto il paese. Egidio Torre, scelto per sostituire il fratello ucciso Rodolfo Torre come candidato a governatore di Tamaupilas, si è presentato al seggio elettorale indossando un giubbotto antiproiettili e scortato da due camionette della polizia. Il fratello di Pacheco Diaz, candidato per il PAN come sindaco nello stato di Chihuahua, è stato ucciso con un colpo di pistola. Nello stato di Durango, un seggio elettorale è stato chiuso da un gruppo armato. La paura ha scoraggiato molte persone dall’andare a votare e l’affluenza è stata solo del 20 per cento, contro il 50 per cento delle precedenti elezioni nel 2007. Decine di persone che avrebbero dovuto lavorare nei seggi non si sono presentate.

I morti causati dalla guerra alla droga messicana da quando Calderòn è diventato presidente nel 2006 sono almeno 22.000. Minacce, estorsioni, omicidi e sequestri avvengono di continuo. E per le strade i narcotrafficanti girano indisturbati a bordo di grossi SUV con il nome del cartello a cui appartengono incollato bene in vista sulla carrozzeria.